Jordan, non buttarti via, desisti

Non hai nemmeno la scusa di finire nel Guinness dei Primati, c’è già Marzorati…

Pierluigi Marzorati, cestista, per gli amici Pierlo, scese in campo a 54 anni, nel 2006, giusto per finire nel Guinness dei Primati, antologia delle idiozie buona per trasmissioni televisive che piacciono molto ai tedeschi (lo Show dei record ha fatto primati d’ascolto in Germania).

La scusa ufficiale di quell’inutile esibizione – giocò 1’ 48” della partita di campionato fra Cantù e Benetton Treviso – fu quella di agevolare una charity grazie ai proventi che il Guinness, in quota parte, garantisce a chi nel libro dei Record ci finisce, dopo accurati controlli che i primati siano effettivi. Nel mondo il Guinness Book of Records vende milioni di copie ogni anno.

Nel caso di Marzorati i record a lui ascritti furono due: quello di più longevo in campo in un incontro ufficiale di basket e quello di ulteriore longevità per calcato i parquet cestistici per cinque decadi della sua vita (gli mancavano solo i primi dieci anni, il minibasket in Italia non aveva ancora attecchito).

Adesso l’insano proposito di tornare in campo a 50 anni lo ha manifestato Michael Jordan, che l’Nba ha onorato per un ventennio lasciando ricordi indelebili e anche qualche rimpianto. Ma non sono i rimpianti, suoi o dei suoi fans, a spingerlo a giocare qualche minuto nella Nba. Vorrebbe farlo solo per festeggiare a modo suo i 50 anni che va a compiere. Si farebbe, insomma, un regalo.

Dato che Jordan è il proprietario dei Charlotte Bobcats che in Nba ci giocano non deve implorare nessuno, non avrebbe alcuna difficoltà a mettere in atto il proposito. Basterebbe qualche allenamento per togliersi un po’ di ruggine. Così pensa lui e così la pensano alcune emittenti tv del North Carolina che hanno riferito l’intenzione senza che Jordan le smentisse.

Chi gli può dirgli di non diventare ridicolo? Noi, da questa parte dell’oceano, dove il senso del ridicolo è un valore da preservare per non incorrere, appunto, nel ridicolo.

Lo sport non merita l’avvilimento di chi l’ha onorato con coscienza. Jordan è stato una bandiera e un ambasciatore del basket in tutto il mondo. Una bandiera.

Perché buttarsi via, aldilà del compleanno, per nostalgia? Potrebbe, nel caso, scegliere un qualsiasi playground d’America e mettersi a giocare con i ragazzini, avendo cura di non farsi riconoscere. Potrebbe seguire l’esempio di un calciatore italiano, Giovanni Lodetti detto Basletta, un grande del Milan al fianco di Rivera negli anni Sessanta e primi Settanta. Dopo essersi ritirato Lodetti ha calcato sotto falso nome per qualcosa come 18 anni i campetti vicini a Linate, sino a quando un vecchio amico non lo ha involontariamente smascherato chiamandolo col suo nome. Per tutto quel tempo Lodetti ha continuato a giocare, a divertirsi, non a celebrare il suo passato.

Jordan sei ancora in tempo, pensaci bene. Desisti.

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