Transizioni, momento topico

Eccoci arrivati alle fatidiche transizioni, i famosi T1 e T2, ovvero, per chi ancora non lo sapesse, il momento in cui arrivando dal nuoto si entra nella zona cambio per uscirne con la bicicletta e quello in cui si arriva dalla frazione ciclistica e ci si lancia per l’ultima decisiva frazione di corsa.

Si dice che il triathlon abbia in realtà quattro specialità, perché le transizioni sono considerate come una frazione vera e propria, con le sue particolari dinamiche e i suoi metodi di preparazione e allenamento.

Obiettivo principale è naturalmente quello di permanere in zona cambio il minor tempo possibile: perché impegnarsi tanto per limare il tempo sul nuoto se poi mi fermo in zona cambio a bere un caffè?

Quindi i primi consigli utili sono quelli di provare e riprovare, in allenamento, la sequenza a voi più congeniale a risparmiare tempo e non dimenticarvi niente, cosa che capita molto spesso, soprattutto nelle prime gare, quando ancora non ci si è abituati alla strana sensazione di annebbiamento che pervade il cervello tra una frazione e l’altra.

In T1 occorre appoggiare la cuffia e gli occhialini, mettere il casco e indossare il pettorale, infine prendere la bicicletta e uscire dalla zona cambio prima di salirci, in T2 si deve riposizionare la bici come la si è trovata, togliere il casco e infilare le scarpe da corsa (questa è la sequenza che suggerisco per evitare di vedere runner col casco da bici ancora in testa).

Un approfondimento specifico merita proprio la fase di uscita dalla zona cambio in T1.

C’è sempre una riga disegnata a terra, presidiata da un giudice di gara, prima della quale è vietato salire sulla bici, ma questo non significa dover salire in bici proprio sulla riga!

Si può fare qualche passo in più, in gergo tecnico “levarsi dalle scatole”, e salire un po’ più avanti, possibilmente (e questo è un consiglio col cuore in mano) in corsa, o alla bersagliera, in modo da sfruttare lo slancio e non rischiare di cadere da fermo mentre si sale in bici (visto più volte, giuro). Tra gli obiettivi c’è anche quello di continuare a risparmiare tempo durante le transizioni.

Stesso discorso vale per il T2, dove però arrivando a velocità sostenute in bicicletta la discesa dal mezzo, soprattutto se si arriva in un plotoncino, rischia di essere uno dei momenti più pericolosi della gara. Anche in questo caso la differenza la fa sicuramente la preparazione, la ripetizione del gesto fino a farlo diventare naturale: basta guardare i professionisti scendere in gruppo e infilarsi in zona cambio come se fossero una sola entità. Loro sono l’esempio perfetto di come eseguire quest’operazione nel miglior modo pur mantenendo alto l’agonismo e l’adrenalina.

Chiudo con alcune piccole precisazioni su temi di cui forse si parla troppo poco.

Le calze, lasciatele a casa! Se vi abituate a correre senza calze in allenamento, magari con l’aiuto di un po’ di borotalco, vedrete che in gara non ci saranno problemi.

Se volete usare le scarpe da corsa con i puntapiedi per pedalare, in modo da risparmiare tempo in T2, o ancora le scarpe da MTB perché vi sentite più sicuri nelle fasi di cambio e non siete ancora agili nell’infilarvi le scarpe da bici nelle prime fasi della seconda frazione, il mio consiglio è quello di valutare con attenzione le differenze tra il metodo “classico” e quello vostro personale, ma sempre in termini di tempo: se vedete che nel complesso risparmiate tempo oltre a sentirvi più sicuri, beh io dico di fare come è meglio per voi!

Io magari dispenso consigli, ma poi siete voi a sudare e faticare…

Divertitevi!

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