Gemelle con 5 anni di differenza

Sara Errani e Roberta Vinci, due assolutamente identiche, quasi sovrapponibili. E vincenti

Caro direttore,

c’è sport e sport, è indubbio. Di alcuni si parla spesso e volentieri, di altri raramente e malvolentieri. Non so perché, ma il tennis mi sembra che appartenga alla seconda che ho detto, forse perché è uno sport per ricchi, troppo esclusivo, o perché spesso è noioso, non lo so.

In ogni caso, se questa sensazione e esatta, è arrivato il momento di fare un’eccezione. Oggi, secondo me, è obbligatorio parlare di tennis. Si deve farlo per celebrare Sara e Roberta.

Sara ha 25 anni ed è nata a Bologna, Roberta compirà 30 anni il prossimo 18 febbraio ed è nata a Taranto. A parte il piccolo particolare dell’età (che saranno mai cinque anni di differenza?), sono assolutamente identiche: tutte e due alte un metro e 64 centimetri, tutte e due 58 chili di peso forma (parola di Wikipedia), tutte e due con una grinta e una determinazione da far paura.

Sono Sara Errani e Roberta Vinci, l’avevate capito, le straordinarie “sorelle d’Italia” che ci rappresentano nel mondo. Giocano in coppia e quando le vedi ti sembrano la stessa persona sdoppiata: stessi movimenti, stessi scatti, stessi colpi, anche gli stessi gridolini di gioia o di disappunto.

L’altro giorno Sara e Roberta hanno vinto l’Open d’Australia, sul campo intitolato al mitico Rod Laver, battendo 6-2, 3-6, 6-2 le australiane Barty e Dell’Acqua. Una volta a far garrire all’estero il tricolore nel mondo erano lo schermitrici (Trillini, Vezzali, Di Francisca eccetera eccetera), poi ci hanno pensato le nuotatrici e tuffatrici (Pellegrini, Filippi, Cagnotto) ora abbiamo le tenniste.

È stato un caso, un exploit isolato? Niente affatto. Per Sara e Roberta questo è il terzo successo in tornei dello Slam, dopo quelli vinti in Francia e negli Usa lo scorso anno. Dunque la bolognese e la tarantina sono ormai una certezza e un vanto. Grazie a loro il tennis femminile italiano vive un momento di grande spolvero. E bisogna aggiungere che non sono sole. Al loro fianco, non dimentichiamolo, ci sono altre “sorelle d’Italia” che si chiamano Schiavone e Pennetta. Non vale la pena parlare di loro una volta tanto?

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