Triathlon, è tempo di correre

Eccoci alla corsa. Devo ammetterlo, sono il primo a dover migliorare!

Alla fine delle mie gare sono sempre sicuro di aver dato il massimo, di aver dato fondo alle mie riserve di energia, ma mi rimane quasi sempre la sensazione di dover e poter fare di più, in allenamento, per migliorare la mia frazione podistica.

Vedrò di comportarmi bene quest’anno, magari ci vedremo su qualche campo gara e potrete tirarmi le orecchie!

Più o meno, per quanto riguarda la tecnicità, vale il discorso fatto per il ciclismo: siamo tutti capaci di correre! Molti partono quindi dall’idea che, essendo l’ultima frazione, l’importante sia dare tutto quello che ti resta e alla peggio arrivare zoppicando, pur di arrivare…!

Va bene!

Non vi dirò ancora una volta che c’è sempre spazio per migliorare e che una corsa più tecnica e più adatta alle vostre specifiche caratteristiche fisiche può risultare più efficace… ma sapete come la penso. Comunque la corsa, forse ancora più su livelli medi che sui professionisti, può davvero fare la differenza tra una prestazione mediocre e una soddisfacente, ricordatevelo!

Vi parlerò di un’altra cosa.

Della differenza tra correre e allenarsi, vecchio cruccio mio e del mio amico Francesco, oggi campione italiano sui 400 piani nella sua categoria Master, ma nato anche lui come mezzofondista.

Mi stupisco come ancora oggi, nonostante la miriade di informazioni , di tabelle e di consigli che si possono trovare su internet e sulle riviste specializzate, ci siano persone che semplicemente “escono a correre”!

Magari fanno sessioni da 15 -20 chilometri, spesso tutte a ritmo costante, dal momento in cui escono di casa a quello in cui tolgono le scarpe prima di aprire la porta.

Ricordo un amico che una volta mi disse “guarda io non mi fermo, perché se no poi non riparto più! Fidati, mi conosco bene…”

Sarò anche uno un po’ vecchia maniera, ma il riscaldamento è una cosa così fuori moda???
I famosi skip + allunghi?!?
Il defaticamento e lo stretching finale?!?

E ancora: siamo così sicuri che per correre bene un 5.000 finale di uno Sprint la strada migliore sia quella di allenarsi su distanze lunghe e ritmi medi? (giusto per lasciare da parte i termini tecnici…) La quantità è importante, ma la qualità troppo spesso viene accantonata, o riesumata solo nelle settimane precedenti qualche gara importante.

La corsa è la specialità, secondo me, più soggetta alla programmazione stagionale, quindi è importante capire quali sono gli obiettivi e programmare l’allenamento di conseguenza, inserendo sempre una fase iniziale di preparazione e una finale di recupero.

Sulla mia pagina di Facebook svetta una frase:

Non riusciamo a pensare alla parola Training slegata dalla parola Personal. Un buon allenamento deve essere fatto su misura, deve tener conto degli obiettivi fisici e mentali, degli obiettivi e delle strade per raggiungerli, diverse per ognuno!

Andrea e Davide

Ci crediamo davvero, non è solo una bella frase scritta per colpire.

(3, la prossima è sulle transizioni)

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