Milano ai tempi del fagiano

A. Cremonesi, I Navigli: l'altra faccia di Milano, Il Carrobbio, Milano, 1987

“A fare il vigile ciclista al Ticinese eravamo in quattro: io, un certo Bullano, e poi c’erano falla bella e falla franca, i due che non c’erano mai!”. E via con una bella risata. Così Armando Bonora, un giovanotto del 1937, ritorna all’inizio degli anni ’70 quando faceva il vigile “in bicicletta, una Bianchi costata 33.000 lire. E pensare che nel 1961, quando ho cominciato a fare il “quartierista”, guadagnavo 49.000 lire al mese mentre la mia futura moglie, commessa in un negozio, ne portava a casa 85 mila”.

Da Baggio, dove abita ancora adesso, l’Armando pedalava fino al comando dei vigili in S. Eustorgio. Lo faceva in borghese perché altrimenti gli avrebbero rotto le scatole a ogni metro. Poi da lì in divisa per l’Alzaia Naviglio Grande fino a Corsico: “Al fossett”, il vicolo delle lavandaie, passavo urlando: Cottino, assassino!“. Lui usciva e si sbracciava per salutarmi. Cottini, esponente del Chiarismo lombardo, era uno degli artisti che avevano lo studio lì nel vicolo, anche se spesso preferivano il tabaccaio lì avanti”.

Com’era a quei tempi la città? “Impreparata. Quando a S.Siro c’erano partite importanti, la fila di macchine che andava allo stadio arrivava fino a Conciliazione; non c’erano semafori, una confusione totale. Milano non era predisposta per essere invasa da così tante auto; la viabilità, la segnaletica, i parcheggi: mancava tutto. In Piazzale Cadorna c’era solo un vigile, altro che tutti i semafori che ci sono adesso”.

E la gente? “Mettiamo subito in chiaro: anche la gente era diversa”. Ma qualcuno era comunque pericoloso:” Un giorno mentre si beveva un caffè coi colleghi al bar dell’angolo al Ticinese, entra Renato Vallanzasca. Quello dei nostri che per primo lo riconosce pensa di fare qualcosa, ma c’è gente e si rischia di fare un disastro, così gli diamo le spalle e continuiamo a bere il caffè finché lui non decide di andarsene. Il caffè più pesante della mia vita”.

D’altronde il Ticinese e Porta Genova erano zone della ligera (malavita). ”Però si riusciva ad andare d’accordo, avevano un certo codice che a modo loro rispettavano, così evitavamo le grosse questioni. L’importante era non avere paura, oppure non mostrare di averne. E comunque Milano era un’altra cosa.

Si poteva persino dirigere il traffico con un fagiano sotto il braccio. Armando si fa un’altra delle sue risate, prima di specificare “ero a dirigere il traffico all’uscita di una scuola: passa uno che era appena stato a caccia e mi dà un fagiano. Io mica smetto di lavorare! Mi infilo il fagiano sotto il braccio e continuo. E ogni bambino che passa: che bello! Che animale è? Un fagiano. Dai attraversate bambini”.

Milano era davvero un’altra cosa.

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