Armstrong, ha poco senso stupirsi

Arrivederci, Armstrong: ci hai portati sulla Luna, ma ci hai anche fatto precipitare sulla Terra a velocità folle, dopo aver ingannato galassie di sportivi. Eri meglio nei panni di Satchmo quando ci ammaliavi con la tua tromba…

Armstrong ha confessato di essersi dopato per un decennio e di aver barato per vincere tutti e sette i Tour che gli sono stati tolti.

Secondo me, la vera notizia non è la scoperta degli imbrogli dell’americano, ma la sorpresa generale degli addetti ai lavori e dei tifosi.

Errore suo: non fosse rientrato alle corse nel 2009, non avesse risvegliato gli appetiti dei segugi, l’avrebbe fatta franca. I cani annusano la preda solo se ne hanno traccia.

Perché siete tutti così sorpresi? Perché ha confessato e nessuno se l’aspettava?

Un cattolico risponderebbe: “mistero della fede”!

Quando nascono dei sospetti e le chiacchiere da bar sono continue, quando c’è puzza di bruciato, la storia dello sport insegna che non ci si deve fermare alle apparenze.

Nulla di cui meravigliarsi: negli anni ’80 aveva fatto scalpore l’exploit di Ben Johnson, il velocista canadese capace di frantumare più volte il record del mondo dei 100 metri piani e di appannare il mito di Carl Lewis. Una massa di muscoli costruiti ad arte, un culturista trasferito su una pista di atletica. Tutti avevano il sospetto che qualcosa non fosse a norma, fino a quando Ben risultò positivo agli steroidi e fu giustamente radiato a vita. Ma si sapeva, era evidente!

Mancavano soltanto le prove, quelle che non furono mai trovate per Florence Griffith-Joyner, la campionessa statunitense capace di polverizzare i record del mondo di 100 e 200 metri piani alla soglia dei trent’anni. Record che, tuttora, le appartengono. Peccato che Florence i sospetti se li sia portati nella tomba, stroncata da una crisi epilettica a soli 38 anni.

Caso diverso, ma con uguali conseguenze, quello di Moggi e di Calciopoli. Da anni si parlava di arbitri comprati, di vittorie pilotate ma nessuno si sarebbe mai aspettato un’organizzazione così imponente, vasta e pervasiva.

La differenza tra Armstrong, la Griffith, Johnson e Calciopoli è che gli sport individuali vivono di praticanti o sportivi che a volte si tasformano in tifosi, mentre nel calcio è normale gridare al complotto anche davanti all’evidenza.

Per Armstrong qualche dubbio era presente, ma pochi avrebbero immaginato quel cesto di bugie. Sarà stata la faccia da bravo yankee, la resurrezione dopo aver sconfitto il cancro, i sette successi di fila al Tour o magari avrà contanto l’avventuroso cognome, che rievoca splendida sonorità jazz e viaggi spaziali.

Non sorprendiamoci, in fondo sapevamo già tutto. Rincuoriamoci, il ciclismo faticherà a riprendersi, ma rimarrà sempre una splendida opportunità di ricrearsi all’aria aperta.

di  Paolo Avella

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