Sandrino, come lui oggi nessuno

Se n’è andato, a quasi 89 anni, l’ultimo gregario “storico” di Fausto Coppi. Si chiamava Andrea Carrea, ma per il gruppo era Sandrino. Un diminutivo per un gigante nasuto, brutto fisicamente ma bello nel cuore e nell’anima, come gran parte dei gregari che si guadagnavano il pane servendo i capitani. E quando il capitano si chiamava Fausto Coppi, il gregario assurgeva a campione e poteva anche scapparci la maglia gialla. Proprio così. Prima della tappa dell’Alpe d’Huez, al Tour 1952 (il secondo per il campionissimo e la seconda grande accoppiata Giro e Tour di Fausto).

Sandrino senza volerlo, seguendo il treno giusto, aveva conquistato la maglia gialla. Quasi se ne vergognava. Un gendarme lo andò a prelevare in albergo, accompagnandolo al rito della vestizione. E lui, imbarazzato e impacciato, arrivò sul palco. Il grande Fausto sorrise ma lui gli chiese ugualmente scusa.

Quella notte fu la più lunga della vita di Carrea. Non chiuse occhio perché il suo sguardo fissava costantemente il simbolo del primato, con quelle due lettere, la H e la D, iniziali di Henry Desgrange, inventore nel 1903 della Grande Boucle.

Il giorno seguente Coppi si riprese la maglia gialla, scalando da par suo la terribile Alpe d’Huez. Sul settimanale “Calcio e Ciclismo Illustrato”, scorrendo le pagine della raccolta 1952 (Il Calcio Illustrato, proprio nel maggio 1951, aggiunse alla testata “Ciclismo”, mantenendola fino alla fine, vale a dire fino al 1965), a proposito di una tappa del Giro, è comparso un aneddoto divertente.

Il Giro arrivava sul Lago di Garda e una bella ragazza si fermò per applaudire i corridori. Vide scendere di bici Carrea, lo guardò, corse a casa e disse alla madre: “perché, mamma, i ciclisti sono così brutti?”. Brutto fuori ma bello dentro. E buono come un pezzo di pane.

Sandrino da Gavi non ha mai smesso di adorare il suo capitano che, con grande generosità, divideva i premi con la squadra. Anche Carrea aveva frequentato la casa dell’orbo di Novi, il massaggiatore cieco Biagio Cavanna, che era diventato suocero del penultimo gregario di Coppi, quell’Ettore Milano, morto all’età di 86 anni. Un altro uomo buono e intelligente, che, una volta appesa la bici al fatidico chiodo, è salito sull’ammiraglia come direttore sportivo. Lo ricordo come ammiraglio della Zonca.

I gregari del campionissimo si sono dati appuntamento lassù. Il loro capitano li ha anticipati prematuramente. Un segno del destino.

Addio, caro vecchio Sandrino.

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