Hanno avvelenato il Codino

“In cauda venenum” dicevano i latini. Il veleno nel Codino, traducono a Coverciano. Il codino è quello di Roberto Baggio che è stato avvelenato in questi giorni dalla Figc sotto forma di licenziamento in tronco dal ruolo di Presidente del Settore Tecnico della Federcalcio. Al suo posto andrà Giancarlo Antognoni, un altro illustre numero 10 del nostro calcio.

Che cosa è successo? Perché dopo due anni e mezzo di impalpabile presenza alla guida di un settore inutile, il calciatore più amato degli anni novanta (pallone d’oro del 1993, non dimentichiamolo) ha preso il cartellino rosso? Beh, le cose, come sempre accade nello strano mondo della Figc, non sono molto chiare.

Se dobbiamo dar retta ai si dice, pare che “Codino” Baggio abbia tentato di fare un tunnel ma, all’ultimo momento, l’avversario ha chiuso le gambe e il dribbling non è riuscito.

In altre parole, e fuori dalla metafora calcistica, il presidente degli allenatori Renzo Ulivieri (prossimo candidato alle politiche con Vendola) ha svelato che Baggio nell’ultima riunione prenatalizia ha portato avanti una singolare proposta, quella di istituire una sorta di “laurea ad honorem” riservata a chi lavora nel settore tecnico. Sì, insomma ha chiesto che questi suoi collaboratori venissero nominati allenatori senza la rottura di scatole di dover seguire il corso di Coverciano.

E questo perché? Per favorire se stesso, per gratificare Gianni Rivera o l’ex arbitro Alfredo Trentalange? Sì, anche, ma non sarà per caso, ha pensato Ulivieri che si presenterà alle politiche e quindi ha incominciato a studiare che cosa sono le leggi “ad personam”, che Baggio vuole favorire il suo manager storico Vittorio Petrone che, guarda un po’, lavora anche lui al settore tecnico? Nel dubbio ha votato contro, con voto palese.

Io, come ho già detto, non so se le cose sono andate proprio così. Però una considerazione la posso fare. Baggio ha segnato duecentocinquanta gol in serie A, ha incantato mezzo mondo, è stato pallone d’oro ma, lasciato il campo, ha confermato per l’ennesima volta che non necessariamente i grandi campioni sono anche grandi tecnici e, men che meno, è scritto che debbano essere per forza bravi manager. Vedi Rivera, Mazzola, Bettega, Zoff e, se vogliamo anche Maradona, Gullit eccetera eccetera.

Ora, avvelenato il Codino, il testimone passa a Giancarlo Antognoni. Avrà altri meriti oltre a quello di vivere a due passi da Coverciano? Speriamo di sì, altrimenti Ulivieri farà desistenza.

 

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