Un “w Fausto” che va raccontato

Foto arcinota, di poco successiva alla celeberrima immagine della borraccia (in realtà una bottiglia d’acqua) scambiata tra Coppi e Bartali durante il Tour del 1952. L’immagine di Coppi che s’invola sullo Stelvio e transita davanti a un “W Fausto” scritto nella neve risale al Giro del 1953 ma pochi ne conoscono l’autore e le circostanze che la favorirono.

La si deve a Tino Petrelli, uno dei migliori fotografi di Publifoto, l’agenzia fotografica fondata da Vincenzo Carrese. Petrelli vi era entrato quindicenne come tuttofare, tre anni dopo aver raggiunto Milano dal natio Fiuli, e già a sedici anni, dopo l’apprendistato in camera oscura, venne spedito a fotografare il Gran Premio delle Nazioni all’Ippodromo di San Siro. Un debutto assoluto per lui che mai aveva visto una corsa di trotto.

Petrelli se ne tornò a Publifoto con una foto che ritraeva la narice del cavallo vincitore nel preciso istante in cui tagliava la linea del traguardo. E quell’immagine finì il giorno dopo in prima pagina sul Corriere della Sera, più di ogni altra testimoniò l’evento.

La sua carriera ben presto decollò e dagli anni Trenta agli Ottanta seppe documentare a modo suo – ogni immagine aveva un’impronta inconfondibile – i grandi eventi, poco importante che fossero divi del cinema o capi di stato o povera gente. La quotidianità era il suo pane, diceva sempre “basta rappresentarla”.

Come tutti i fotografi dotati d’ingegno talvolta Petrelli forzava le situazioni. Celebre un incontro casuale con tre ragazze a Milano, in via Brera, nel 1945. Le tre stavano recandosi a consegnare i fucili alle autorità e lui chiese loro imbracciare le armi, come se fossero partigiane a caccia di fascisti. Due seguirono le indicazioni, la terza no, tenne il fucile basso, con noncuranza. La foto girò ugualmente il mondo proprio per il contrasto negli atteggiamenti.

Innamorato dello sport, Petrelli fu al seguito di parecchi Giri d’Italia, ritrasse non pochi duelli tra Coppi e Bartali. Del primo era un grande amico. Fausto si fidava ciecamente di lui, tanto da affidargli in diverse occasioni gli effetti personali e persino la borraccia che i corridori non mollano mai, timorosi di qualche sgradevole sorpresa.

La celebre foto dello Stelvio, non fu davvero casuale. L’inventò Petrelli anticipando le mosse del Campionissimo. Coppi aveva già staccato la maglia rosa Koblet e tutti gli altri, era da solo sui tornanti della montagna che il Giro affrontava per la prima volta. E soprattutto stava per vincerlo con una nuova impresa.

Petrelli, a bordo del suo Airone Guzzi, trovò la chiave per fermare l’ultima volta di un “uomo solo al comando”, tipo Cuneo-Pinerolo. A un paio di tornanti dalla cima dello Stelvio, in un tratto innevato, scese dalla moto, afferrò un ramo secco di abete trovato sulla strada e tracciò nella neve un “W Fausto”. Sotto, sulla destra, pose una freccia indicatrice. Giusto in tempo prima che Coppi sbucasse nel breve rettilineo in salita. Quando imbracciò la fida Leica Coppi era a poche decine di metri. Poi, a tiro del suo obiettivo, gli urlò “Fausto, guarda!”. E quello, pur sotto sforzo, piegò leggermente la testa verso destra.

La magia di una foto nasce anche così, con un artificio intelligente.

————-

Valentino “Tino” Petrelli, classe 1923, da Fontanafredda, Pordenone, non ha avuto quanto avrebbe meritato per le sue capacità. Si ricordano una mostra alla galleria del Sagrato e un articolo sulla Gazzetta dello Sport quando si pensionò, oltre a un ampio servizio su Sette, il magazine del Corriere della Sera in occasione della morte, avvenuta a fine 2001. Una delle sue immagini più celebri rimane quella di Mussolini a Piazzale Loreto.

Leggi anche:

“Lombardata” del 24 Maggio
Firenze 2013 in tv, siamo alla frutta
Una Cordata di volontari agonisti
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: