Su Presa Diretta il calcio infame

Cosa ci aspettiamo da “Presa Diretta” la trasmissione di Rai Tre che domenica alle 21.30 si occuperà di calcio scommesse con una puntata, “Ladri di calcio” costata mesi di lavoro? Che si raccontino fatti, non ipotesi o interpretazioni, che i pochi disposti a parlare – Marco Paoloni e Vittorio Micolucci – svelino davvero come operavano loro e i loro amici nel truccare le partite. Altrimenti molto sarà aria fritta.

Dall’ufficio stampa del programma vengono già timide ammissioni: Cristiano Doni, da Palma di Majorca dove vive ormai da un anno, lascia intendere che non solo lui truccava le partite dell’Atalanta per la promozione in A. Lascia intendere, non dice.

Sappiamo perché Doni non parla. Le minacce arrivano da più parti. Gli infami che dovessero confessare, soprattutto scoperchiare il gioco maleodorante, passerebbero i guai loro. Ma il dato non emerge mai, nel calcio come nel ciclismo, dove le minacce di morte non sono un’eccezione. Per i protagonisti e i familiari, la trasversalità non ha controindicazioni.

Ci aspettiamo verità non di comodo, anche se tutto è ancora da vedere, da capire, da sanzionare: tre procure della Repubblica sono ancora al lavoro sul tema calcio scommesse, che annota per il momento dieci squadre di A indagate, cui si sommano le 9 di serie B e le 15 di Lega Pro, la vecchia serie C. Sappiamo che tutto ruota, sin qui, su 61 giocatori coinvolti, ma c’è chi parla di 800 partite sospette nella sola stagione 2010-2011. Il perimetro dell’indagine sembra ben più ampio.

Ci dicono che ascolteremo Francesco Baranca, dirigente di SKS 365, l’agenzia di scommesse internazionali che ha segnalato alla magistratura italiana le partite accomodate generando l’inchiesta, ma se Baranca racconterà che il sospetto è venuto dagli strani flussi di denaro su partite senza pathos, avremo una volta di più scoperto l’acqua calda. Viene dal boiler o dal riscaldamento centralizzato, l’acqua calda.

Vedremo se gli annunciati retroscena che Massimo Erodiani, figura chiave del teatrino, avrebbe raccontato ai giornalisti di Presa Diretta e non ai magistrati della Procura di Cremona, sono davvero una novità o il solito tentativo di rendersi protagonista. Ascolteremo un dirigente dell’anticrimine, Marco Garofalo, capace, ci dicono, di ricostruire l’organizzazione che disponeva a piacimento del calcio italiano. Ascolteremo anche un pentito di ‘ndrangheta, Luigi Bonaventura, che svelerà gli intrecci tra criminalità organizzata e mondo del calcio.

Ascolteremo, più che altro, perché ci sarà ben poco da vedere. La televisione è inadatta alle inchieste, a meno di telecamere e microfoni ben nascosti.

di SportivamenteMag

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