La liturgia ciclistica dei Mondiali

Nel 2013 l’Italia ospiterà in Toscana, per la dodicesima volta nella sua lunga storia, il mondiale di ciclismo su strada. Una storia, quella dell’iride riservato ai prof, lunga oltre 80 anni. I nostri 15 campioni “arcobaleno” hanno conquistato complessivamente 19 titoli. Nell’ordine Alfredo Binda, che nel 1927, ad Adenau, in quella che fu la prima edizione iridata, si rivelò impareggiabile dominatore, insieme agli altri 3 nostri azzurri (Girardengo, Belloni e Piemontesi) che si classificarono ai primi 4 posti. Un autentico trionfo. Binda fece tris e divenne subito il primatista assoluto, imitato poi da Van Steenbergen, Merckx e Freire. Nel 1931, tanto per cambiare, un’altra affermazione italiana, con Learco Guerra, trionfatore dell’unico mondiale disputato a cronometro (1931 a Copenaghen). Memorabile impresa di Fausto Coppi a Lugano nel 1953. E poi Baldini a Reims (1958), Adorni a Imola (1968), Basso a Gap (1972), Gimondi a Barcellona (1973), Moser a San Cristobal (1977), Saronni a Goodwood (1982), Argentin a Colorado Spings (1986), Fondriest nell’88 a Renaix, 2 volte Bugno (1991-92) a Stoccarda e a Benidorm, Cipollini nel 2002 a Zolder, la doppietta di Bettini a Salisburgo e a Stoccarda (1006 e 2007) e l’ultima di Ballan a Varese nel 2008.

Undici volte l’Italia ha ospitato il mondiale, da Roma 1932, quando Binda trionfò nel suo terzo mondiale, davanti all’allievo Remo Bertoni, sul circuito di Rocca di Papa, a Varese 2008, con la sorprendente vittoria del finisseur Alessandro Ballan, che anticipò tutti all’ultimo chilometro. Ballan, in compagnia di Binda e Adorni, ecco i tre azzurri capaci di vincere in casa.

Chi non ricorda il mondiale di Imola, domenica 1° settembre 1968 (c’ero anch’io). Trecentomila sul circuito dei Tre Monti. Adorni parte da molto lontano con un drappello comprendente anche il vecchio Van Looy. Resiste, insiste e lascia la compagnia per andare a vincere con quasi dieci minuti di vantaggio su uno stremato Van Springel, sfuggito alla morsa degli azzurri nel finale. Un altro grande trionfo che ha fatto ricordare quello del 1927: 3° Dancelli, 4° Bitossi, 5° Tacconte, 6° Gimondi, 14° Motta.

Ma vediamoli rapidamente questi mondiali in casa nostra. Dopo Roma l’Italia si era candidata con Varese, che doveva ospitare la gara iridata nel 1939. Era tutto pronto ma nessuno aveva fatto i conti con l’oste, quel pazzo furibondo di Hitler, che proprio il 1° settembre 1939 invade la Polonia. Scoppia la guerra. Varese si ricandida nel dopoguerra, ma deve attendere il 1951. Magni, trionfatore del Giro, è favoritissimo. A beffarlo ci pensa quel marpione elvetico di Ferdy Kubler, che l’anno prima aveva vinto proprio quel Tour, grazie al ritiro della squadra azzurra, con Magni in maglia gialla costretto a fare le valigie. Kubler dunque iridato, davanti a Magni e a “labròn” Bevilacqua.

Quattro anni dopo, è di nuovo Italia. Castelli Romani. Frascati. A fare le scarpe ai nostri è il vecchio Stan Ockers, che l’anno dopo sarà vittima di un tragico destino, alla Seigiorni di Anversa. L’eterno secondo belga parte in contropiede all’ultimo giro e arriva in splendida solitudine.

Bisognerà aspettare 7 anni per tornare a casa nostra a correre il mondiale. Questa volta è di scena il suggestivo tracciato di Salò, in riva al Lago di Garda. A laurearsi a pieni voti è il campione francese Jean Stablinski. Caldo opprimente ed erta finale. Jean è scatenato e attacca a metà gara. Il nostro Pambianco è il migliore degli azzurri ma a 20 Km dal traguardo Stablinski lascia tutti e va a vincere con quasi un minuto di vantaggio.

Sei anni dopo è ancora Italia, a Imola appunto. Poi, nel ’76 si candidala Pugliacon Ostuni. Tutti tifano Moser ma Freddy Maertens, un marpione fiammingo, lo beffa di un soffio. La candidatura piu’ forte arriva dal Veneto, che nell’85, sulle colline trevigiane, a Giavera del Montello, richiama decine di migliaia di appassionati. I favoriti sono Argentin e Lemond, che sul finale si controllano. Il vecchio Zoetemelk capisce tutto e parte deciso in contropiede.

Nel ’94 èla Siciliaad ottenere il mondiale. Il teatro è quello caratteristico della valle dei Templi, ad Agrigento. Chiappucci fa l’impossibile ma il francese Luc Leblanc sorprende tutti nel finale.

Ancora Veneto con le due edizioni di Verona (1999 – 2004), entrambe appannaggio dello spagnolo Oscar Freire. E per finire, è roba di 4 anni fa, l’ultimo botto azzurro a Varese, nel 2008, con Ballan.

A Firenze, quest’anno, riuscirà un italiano e ripetere l’ultima nostro sigillo, con una vittoria in Patria? Nibali, Moreno Moser e compagnia ci proveranno.

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