Ciclocross, in attesa del via libera

È uno che per i suoi ragazzi si sbatte. Per il suo Simone, sette anni e due occhi grandi per meravigliarsi del mondo, e per i suoi giovani leoni della SC Cadrezzate Verso l’Iride, Davide Arzeni si sbatte. E così facendo i risultati arrivano. Come lo scorso 29 dicembre, gara valida per la Coppa Italia a squadre regionali, quando il suo Stefano Sala – Campione Italiano allievi 1anno – viene escluso dal selezionatore lombardo per un virus intestinale che lo ha colto due giorni prima. Stefano si riprende ma le scelte non cambiano e allora Arzeni, con il consenso del genitore del ragazzo e il buon lavoro del team manager Paolo Ratti, si dà da fare per far partire il campioncino in quinta fila. Non si potrebbe ma forse sì. Risultato: Sala rimonta tutti e vince per distacco.

“Sono contento per Stefano, che è uno che vuole crescere e vincere nel ciclocross” dice Arzeni, che però non esulta: “Per lui e per il ciclocross dovrebbero cambiare un bel po’ di cose, anche e soprattutto la relazione con le altre discipline del ciclismo. Le poche volte che si parla di multidisciplinarietà si citano la strada, la pista e la mountain bike. Quando, durante i meeting di aggiornamento per direttori sportivi, ricordo che esiste il ciclocross, ecco che viene in mente anche gli altri; poi però finisce lì”.

La SC Cadrezzate del patron Gigi Narder e del presidente Luca Graglia è tra quelle che provano a fare qualcosa di diverso. E il gioiellino Alessandro Covi, campione italiano esordiente 2anno su strada “d’estate si allena due volte su strada e il venerdì su pista mentre d’inverno fa un allenamento su strada e uno fuoristrada oltre a una seduta in palestra ma a corpo libero, senza pesi” sottolinea Arzeni. E così Covi ha portato a casa l’Oscar di Tuttobici 2012, come miglior giovane della categoria.

Ma il ciclocross rimane l’ultima ruota del ciclismo italiano, e non c’è molto da interrogarsi: “E’ un problema di soldi” tira dritto Arzeni, “che per noi non ci sono perché non abbiamo visibilità”.

In effetti mentre si svolgeva la prima tappa del Giro d’Italia, a Pezze di Greco lo scorso 17 novembre, Rai sport 1 trasmetteva Sambiase–Nuovo Cosenza, serie D di calcio. “E quando ci trasmettono in diretta, come la tappa di Trebaseleghe – sempre Giro d’Italia, 5° tappa -  la fanno commentare a Fabbretti e Sgarbozza: io che amo il ciclocross, li sento e cambio canale! Per fortuna c’era Cassani. Altrimenti ci sarebbe uno come Pontoni, un grande che conosce questo sport! Però qualcosa dal prossimo anno cambierà: chi organizza la tappa del Giro d’Italia ha il dovere di garantire riprese televisive professionali”.

Nel frattempo è saltata la diretta Rai della prova di coppa del mondo a Roma, poi andata in onda la sera, ma intanto Arzeni allunga: “comunque il  vero salto di qualità il ciclocross potrebbe farlo se diventasse disciplina olimpica invernale. Guarda cosa succede per la mountain bike: Fontana è diventato un’icona, con quella medaglia presa nel finale senza sella. In quanti l’avranno visto?”.

Ma il ciclocross come è messo? “Alle gare regionali abbiamo circa 160 iscritti. Alla tappa del Giro d’Italia di Brugherio invece siamo arrivati a 400 atleti, per qualche migliaio di spettatori, questo in Italia appunto. Mentre in Belgio ci possono essere anche 70.000 paganti per due giorni di gare. Tutti poi conservano il biglietto come un’immaginetta, perché lì il ciclocross è una religione”.

Il Belgio e l’Olanda spadroneggiano nelle classifiche della coppa del mondo con Kevin Pauwels, Lars Van der Haar e Matthieu Van der Poel, detentori del titolo rispettivamente nelle categorie Elite, Under 23 e Junior. Un altro pianeta.

Quest’anno poi il mondiale si correrà dall’altra parte dell’oceano: “E sarà la prima volta fuori dall’Europa: a Louisville, Stati Uniti, il 2/3 febbraio. Anche in America il movimento sta avendo uno sviluppo notevole, i mondiali saranno la consacrazione di un fenomeno in ascesa, considerando che lì si è già corso lo scorso anno. Loro sì hanno il peso specifico per spostare gli equilibri a favore del ciclocross come disciplina olimpica”.

Nel Kentucky infatti si è corso lo scorso anno il mondiale Master 2012 e il Derby City Cup, tappa del Gran Prix statunitense di ciclocross.

All’indirizzo www.usgpcyclocross.com/site/ si trova un gustoso antipasto in soggettiva del circuito mondiale alla cui vittoria finale ambisce, per esempio, l’idolo di casa leader della Coppa del Mondo femminile, anche se nelle ultime due tappe è stata ridimensionata da Marianne Vos.

Quindi ancora Olanda e ancora centro Europa, per tornare alla culla della specialità. Mentre in Italia si affilano le armi per il prossimo campionato italiano, dove a difendere la maglia tricolore ci sarà oltre a Stefano Sala anche Marco Aurelio Fontana, l’unica medaglia olimpica arrivata dalla bici. Le Olimpiadi sono il nocciolo della questione per Arzeni: “se alla tv fanno vedere in contemporanea le gare di ciclocross e di mountain bike che però sono disciplina olimpica, secondo te la gente cosa guarda?”.

Che la gara per il ciclocross a cinque cerchi abbia inizio.

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