La conta più triste, la strage infinita

foto: bikemagic.com

Gli automobilisti e i camionisti non discriminano, ammazzano – senza farsi scrupoli – comuni ciclisti, esploratori di gran valore e, se capita, anche ciclisti di professione. L’ultimo finito all’obitorio è Burry Stander, 25 anni, nel 2009 campione del mondo under 23 di mountain bike e medaglia di bronzo ai Mondiali 2010.

Stander aveva sfiorato la medaglia di bronzo ai Giochi di Londra, era giunto quinto a soli cinque secondi dal podio olimpico, mentre a Pechino era arrivato quindicesimo. Stander si stava allenando con la moglie Cherise, ciclista professionista lei pure, a Shelly Beach, in Sudafrica. Un taxi ha investito entrambi. Lui non ce l’ha fatta.

Di Haruhisa Watanabe, ammazzato in bici in Russia poco dopo Natale, in circostanze perlomeno dubbie, vi abbiamo già riferito. Aveva 31 anni, era ben noto per aver scalato, tra i più giovani, a soli 22 anni, le sette vette più alte di tutti i continenti. Se ne andava in bici perché gli piaceva sfidare se stesso, non dava noia ad alcuno.

Suv e auto di ogni genere ogni tanto centrano i ciclisti professionisti ma non li ammazzano, per fortuna. Il benevolo destino accomuna alcuni bei nomi del ciclismo britannico: da Bradley Wiggins, vincitore dell’ultimo Tour all’ex campione del mondo su strada Mark Cavendish, in allenamento in Toscana.

Veniamo a chi non è famoso, ma è semplicemente ciclista: un mese fa a Lamezia Terme il teatro della Fondazione Terina è stato intitolato agli otto ciclisti investiti e uccisi da un’auto il 5 dicembre 2010 sulla statale 18, in località Marinella. La contabilità è deprimente: sono 51 i ciclisti uccisi nel 2012, il doppio rispetto ai 26 dell’anno prima. Delle bici bianche, che non pedalano più, troverete ampia traccia nel pezzo di Alessandro Avalli.

L’anno nuovo è già cominciato con un ammazzamento: il 3 gennaio una signora di 74 anni è stata travolta da un’auto mentre rientrava a casa in bici. Senza colpe.

Veniamo ai rimedi, almeno a quelli ipotizzati da #salvaiciclisti, Anci, Fiab e Legambiente. Del decalogo emerso dalle loro valutazione basterebbe raggiungere un tris di obiettivi: guidare in città non oltre i 30 orari (eccetto viabilità principale) a evitare almeno in parte il migliaio di pedoni e ciclisti ammazzati per strada dai veicoli a motore; protezione dei percorsi casa – scuola; investire in campagne di sensibilizzazione e promozione della mobilità sostenibile.

di Gianni Poli

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