Inventa uno stadio nella Capitale

foto: gazzettagiallorossa.it

La fine d’anno ha proposto, con un certo clamore, le due facce di una stessa medaglia. Da un lato l’annuncio, in grande stile, del nuovo stadio che la Roma calcio ha finalmente individuato in un’area di Tor di Valle, zona ippodromo del trotto, per costruirvi un impianto che i vertici americani della società pensano di inaugurare entro la stagione 2016/2017.

Di certo non c’è nulla, salvo l’accordo tra l’A.S. Roma e Parsitalia che si è impegnata, nell’area designata, a realizzare uno stadio da 55 mila posti, “degno di una finale di Champions League”. Ma occorrono i placet della Municipalità e una legge che disciplini il tema, ancora in alto mare.

In replica, il giorno dopo, c’è stata l’individuazione dello stadio della Lazio, da “collocare in via Tiberina”. L’annuncio è venuto da Alessandro Cochi, Delegato alle Politiche Sportive per Roma Capitale. Ai microfoni di un’emittente locale, Radio Manà Sport, Cocchi ha volutamente precisato che “il progetto per lo stadio della Lazio sarà ben più ampio rispetto a quello della Roma”. E ha aggiunto “una volta scartata l’ipotesi dello stadio Flaminio, l’unica possibile soluzione è in via Tiberina, anche se lontana dal centro e da Roma nord, zone in cui la Lazio è nata e cresciuta insieme ai suoi tifosi”.

Il problema dimenticato dai più è che manca la legge che consentirebbe di realizzare l’uno e l’altro impianto, oggi sulla carta, davvero ipotetici. La normativa utile si è impantana nella legislatura ormai agli sgoccioli e bisognerà aspettare il nuovo Parlamento per riparlarne. Con buona pace di tutti.

Interessanti, in merito, le riflessioni di Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia specializzata sporteconomy.it, che si è chiesto, sulla base delle esperienze più recenti, come queste vicende andranno a finire. Visto che l’unico impianto di calcio attualmente di proprietà in Italia è lo Juventus Stadium, l’unico precedente ha comportato “10 anni dall’annuncio, in quel di Torino. E dietro la decisione c’era la famiglia Agnelli, il gruppo imprenditoriale più potente in Italia”.

Secondo aspetto, il sindaco dell’epoca (Sergio Chiamparino) “è volato anche sui muri per accelerare i tempi. Oltre alla dirigenza c’erano regione e provincia perfettamente allineati. C’era un istituto di credito, l’ICS, la banca dello sport italiano, che ha erogato un importo a tassi di favore”.

L’ultimo aspetto, molto negativo, sottolineato da Vulpis, riguarda la Sportsmarketing agency tedesca che ha pagato una cifra folle per poter rivendere i naming rights dell’impianto: “A distanza di 5 anni senza alcun risultato concreto”.

Da ultimo ricordiamo che l’area di Tor di Valle scelta per costruire lo stadio presenta qualche criticità: c’è un depuratore della ACEA da sanare, oltre a un’ansa del Tevere a rischio esondazione, senza dimenticare che la rete viaria andrebbe strutturata ex-novo per consentire parcheggi e congrue vie di accesso e fuga.

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