Sino al 31 gennaio rifletterà

Andrea Mandorlini, una volta scontata la squalifica comminatagli dalla Commissione disciplinare del Settore Tecnico della Figc per le frasi lesive nei confronti della squadra e della città di Livorno pronunciate in ottobre, una volta pagata l’ammenda di 20 mila euro, dovrà fare ulteriore ammenda, che gli costerà ben di più: il tecnico dell’Hellas Verona sarà obbligato in tutte le interviste pre e post gara, per sette turni di campionato di serie B, a dichiarare di “credere fermamente nel rispetto dei valori sportivi” che sin qui ha calpestato con disinvoltura. Non vorremmo che scegliesse, per esentarsi, il silenzio stampa.

La punizione è comunque esemplare, anche se temiamo che le intemperanze verbali del ravennate non si chiudano qui.

Abbiamo ben presenti gli sfoghi di Mandorlini, che spesso classifica come goliardate le bravate cui dà vita. Una per tutte quando intonò una canzone razzista dal titolo “Ti amo terrone”, in particolare dedicata ai tifosi della Salernitana. Scelse per farlo un’occasione speciale, la presentazione ufficiale dell’Hellas Verona nel 2011, quasi una consocrazione.

Mandorlini ne ha per tutti, più volte se l’è presa con due giovani colleghi (il blogger Matteo Fontana collaboratore del Corriere di Verona e Giovanni Vitacchio di TeleNuovo), che si sono permessi di fare domande non gradite.

Mandorlini può prendersela con chi gli pare, ma bisognerebbe che lo facesse a ragion veduta, avendo delle motivazioni sostenibili. Il peggio è che, così facendo, aizza una tifoseria che non si distingue per equilibrio e morigeratezza di comportamenti.

Già che ci siamo ci piacerebbe che la società prendesse qualche provvedimento nei confronti del suo tecnico. Per carità, Osvaldo Bagnoli non allena dal secolo scorso l’Hellas Verona, ma di quel gentiluomo del calcio, educatore a tutto tondo, si sono ormai perse le tracce (e l’insegnamento).

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