Si fanno vivi i fantasmi dei ciclisti

Mio nonno Tony diceva che gli amici, una volta lasciata questa valle di lacrime, tornano poi a tirarti i piedi di notte se gli hai fatto un torto o ti sei dimenticato di loro.

I miei amici fantasmi ogni tanto tornano e soprattutto verso il finire del 2012 sono venuti spesso a trovarmi.

Il risveglio dopo un incubo è dovuto al caso Armstrong che ha cancellato una quindicina di anni di corse ciclistiche. Non riesco a trarre un giudizio chiaro dalla vicenda, posso solo dire che tutto quanto di ciclismo si è fatto, scritto e commentato dal 1998, andrebbe annullato, cancellato, seppellito.

Ci vorrebbe coerenza e dignità.

Peccato, queste due parole sono vuote e senza significato perché molti hanno usato i corridori per arricchirsi, per prendere potere, per vanità.

Il ciclismo su strada è morto. Morto come molti suoi protagonisti o morto dentro credendo di esser ancora vivo.

Molti protagonisti in privato ti raccontano vicende, indiscrezioni, scandali. Altri ottengono sconti sulle pene in cambio di nomi che non arrivano, ma nessuno denuncia apertamente il marcio delle due ruote. Con questo sistema tutto viene dimenticato in fretta.

I dirigenti del ciclismo UCI, FCI, del Tour del Giro della Vuelta dove sono stati in tutti questi anni? Io conosco chi ha pagato con la vita le loro scelte o le loro mancate decisioni.

Dietro queste sigle non c’è il vuoto, ci sono nomi e cognomi di gente che firma documenti, approva percorsi, stabilisce protocolli di controllo antidoping .

Poi ci sono i giornali con le loro belle firme: del ciclismo ti raccontano i campioni incredibili, le vittorie pazzesche, gli scatti mirabolanti. Il giorno dopo gli stessi campioni diventano traditori, delinquenti, nemici dello sport.

Ma sono gli stessi campioni che hanno ricevuto profumati ingaggi per partecipare alle corse, a volte suppliche per essere intervistati, ovunque attestati di stima. Poi qualcuno ci lascia le penne.

Se questo qualcuno è anche un campione, ecco che compaiono i Dvd, gli si dedicano cime, si preparano maglie celebrative, si piangono lacrime di coccodrillo.

No, no, non è Armstrong il colpevole, per quanti errori possa aver fatto.

Chi ha visto la faccia stravolta di un Mario dopo una tappa dolomitica sa benissimo che il ciclista non è il colpevole, è solo uno degli imputati.

Troppo facile prendersela con chi pedala.

Aspetto un gesto di dignità da queste persone : McQuaid e Verbruggen, Zomegnan e Di Rocco. Mi riferisco alle dimissioni da ogni incarico che li contempli, in seno a enti, organismi e società ciclistiche. Chiedo troppo?

Anche Pantani e Galletti chiedevano. Ora non possono più farlo.

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