NFL politicizzata, that’s America

Il football è un fenomeno puramente statunitense. Tuttora, i praticanti e gli appassionati di questo sport nel resto del mondo osservano con occhio di riguardo la vita d’oltreoceano, non solo per il grande spettacolo della NFL e del circuito NCAA, bensì proprio perché football e Stati Uniti sono un binomio culturalmente inscindibile. A differenza del baseball e della pallacanestro, il football è davvero una disciplina degli USA hardcore, poiché, demograficamente, il tifoso tipo è un uomo bianco, fra i 35 e i 54 anni, abitante nelle regioni centrali, con reddito e istruzione medi, tendenzialmente repubblicano: l’immagine del classico americano. In questo senso, considerato che la NFL ha prodotto 9 miliardi di dollari d’introiti nel 2009 e che tutte le sue trentadue squadre, possedute da grandi magnati, sono nell’elenco dei cinquanta club più ricchi al mondo, è inevitabile che, nel Paese del sistema lobbistico, anche la palla ovale abbia parte attiva nell’agone politico.

La stagione 2012 cominciò con lo sciopero degli arbitri, i quali, in vertenza contrattuale con la Lega, si rifiutarono di scendere in campo. L’effetto fu devastante: i giudici di gara furono sostituiti da omologhi provenienti da categorie minori, cosicché si ebbero evidenti compromissioni dei risultati e gravi perdite d’immagine. Intervistato da una radio di Cleveland, il presidente Obama, in piena campagna elettorale, invitò le parti a una risoluzione della vicenda, pur ricordando che egli non potesse agire in alcun modo. In un secondo momento i repubblicani Ryan e Gingrich paragonarono il Presidente ai pessimi arbitri supplenti, rendendo il football un argomento di contesa a pieno titolo.

Il 24 settembre, però, i Seattle Seahawks ottennero contro i Green Bay Packers una vittoria molto contestata, poiché giunta sulla base di una decisione palesemente – e grossolanamente – errata a tempo scaduto da parte dei giudici sostitutivi. Il giorno dopo Obama inviò un tweet molto chiaro, oltretutto firmato “BO”, cioè la sigla con la quale egli indica i messaggi scritti di proprio pugno, sollecitando una pronta composizione della vertenza: «I tifosi di ogni schieramento sperano che la serrata degli arbitri sia risolta presto». Ufficialmente, mr. President avrebbe espresso questo parere perché contrariato dall’esito dell’incontro tra Seahawks e Packers, ma, in realtà, il tweet presidenziale fu prettamente politico: Obama, consapevole di aver perso molti consensi proprio tra gli uomini bianchi del ceto medio (il 35% del pubblico NFL), tentò da un lato di evitare che l’analogia proposta dagli avversari avesse seguito, dall’altro di mostrarsi attivo in una questione che occupava ampio spazio nel dibattito quotidiano statunitense.

Un altro aspetto interessante è il peso dei contributi privati alla campagna elettorale da parte di personalità del football. Fughiamo subito ogni dubbio: la NFL è repubblicana. Accomunando le donazioni per candidati presidenziali e congressuali con quelle per iniziative varie, si ha che 11 proprietari di franchigia su 32 abbiano finanziato il Partito Repubblicano e 8 il Partito Democratico; 5 abbiano diviso più o meno equamente il sostegno; 4 si siano limitati a contribuire a fondi istituzionali; 3 non abbiano partecipato in alcun modo.

Un caso a parte è costituito dai Green Bay Packers, posseduti da una sorta di azionariato popolare. In aggiunta, ci sono altri elementi. Il primo di essi è che sommando insieme tutti i finanziamenti si ottiene una cifra prossima al milione di dollari, con solo circa il 25% a favore dei democratici. I donatori repubblicani, inoltre, hanno versato mediamente cifre molto più elevate rispetto alle controparti. Infine, la percentuale di contributi per il “partito dell’elefante” è aumentata di otto punti rispetto al 67% del 2009-2011. Non è un caso, pertanto, che, analizzando la composizione demografica dell’elettorato di Obama e incrociandola con quella degli appassionati di football, emergano molte caratteristiche in comune tra il tifoso medio della NFL e l’elettore tipo di Romney.

Leggi anche:

Si gioisca, in attesa della Valanga 2
Il sogno possibile di Ivana
Manuele, un Cavaliere tosto
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: