In bici, un’altra scuola dell’obbligo

Anche questa scuola dovrebbe essere “dell’obbligo”. Nel senso che i genitori dovrebbero sentire l’obbligo morale di iscrivere qui i loro figli. E loro ci verrebbero di corsa, per imparare a conoscere il cielo, il vento e la pioggia. E visto che la materia è il ciclocross, anche il fango e la fatica.

Tutte cose che si possono apprendere alla “scuola ciclismo Cadrezzate verso l’iride” – provincia di Varese – del direttore sportivo Davide Arzeni e del team manager Paolo Roti, oggi in allenamento nello splendido parco Increa di Brugherio, un’ex cava raggiungibile da una stradina e che appare all’improvviso da dietro un muro come una lieta sorpresa, un risarcimento per la tangenziale est che corre proprio a fianco.

Per i suoi ragazzi, Arzeni è “Davide”, o meglio “capo Davide” – per un gioco di soprannomi – perché è uno di loro; magari non proprio un fratello maggiore ma piuttosto un cugino.  E mentre loro saltano su e giù che è un piacere, lui spiega che “questa salita è da prendere a tutta, col padellone, sennò non venite su più”. Ed i ragazzi eseguono, magari con la lingua di fuori ma salgono fino in cima dove, chissà perché, sbattono tutti contro lo stesso paletto per poi rimbalzare e riprendere.

E’ tutta gente che viaggia: c’è il gruppo delle ragazze, con Maria Allegra Arzuffi, 2 volte campionessa italiana esordienti: 1anno 2011 e 2anno 2012 e campionessa regionale lombarda da pochi giorni cat allieve 1anno. Silvia Pollicini, vincitrice Giro d’ Italia e argento agli italiani 2012 cat esordienti 2 anno. Poi Chiara Galimberti, campionessa italiana allieve 1anno, Irene Ronchi e Greta Marturano. Tra i ragazzi Matteo Trambaiolli e Stefano Sala, campione italiano allievi 1anno, che chiede di bere: “il capo” è inflessibile e ordina di ripartire. “Ma nemmeno un goccio?”. “Beh sì, un goccio sì”.

Arzeni segue con lo sguardo il suo gregge di agnellini arrampicarsi sulle salite ed attorcigliarsi nelle curve. L’occhio del tecnico vede anche da lontano chi ha più gamba, chi ha più slancio e chi ha bisogno di una spinta, a voce s’intende. Qualcuno mette giù il piede, qualcuno mette giù la faccia. Qualche risata, qualche sosta, si ricomincia. Con Davide ci mettiamo ad aspettare i ragazzi alla fine di una salita bella ripida dove spiega loro che qui si vince la gara; “chi mette giù il piede qui se la fa a piedi per un bel pezzo mentre gli altri volano via”. Precisa anche il da farsi, la traiettoria e la spinta che occorre, l’abbrivo giusto. Poco importa se qualcuno nei pressi non è del suo gruppo, se invece della maglia della Cadrezzate indossa quella rossa del Team mtb Increa, che sono i padroni di casa: “A Solbiate Olona, dove ci alleniamo di solito, ci sono ragazzi di altre squadre che si aggregano, e va bene così, figurati”.

Poi insiste sulla tecnicità del percorso, delle discese che si ripiegano su se stesse diventando salite, ben sapendo però che “quando piove tutto ‘sto discorso tecnico va a farsi benedire”. E allora fuori la grinta come stanno facendo Sala e Trambaiolli che vengono su da una salita spalla a spalla come due leprotti, perché “il ciclocross e davvero duro”.

“Loro si allenano e gareggiano anche su strada, e vincono pure” completa Davide, come ha già fatto Allegra Arzuffi sulla scia della sorella Alice, già in azzurro su strada al mondiale di Valkenburg, categoria juniores, due volte seconda e terza  nelle tre tappe fin qui disputate di questo Giro, ma in categoria élite. Oggi non c’è, ma fa parte del gruppo anche Alessandro Covi, campione italiano su strada 2012 cat esordienti.

Insomma una scuola dove si ride ma non si scherza per niente; tutti ‘sti ragazzini viaggiano eccome, al di là di quanto siano larghe le ruote e dissestate le strade.

Comincia a far buio e Davide raduna il suo gregge: l’allenamento è finito. E mentre le ragazze si cambiano in macchina, chiedo a Stefano se ha avuto il tempo di fare i compiti.

“Compiti? Ah, no. Mi era proprio passato di mente”.

Purtroppo per loro la scuola dell’obbligo è quell’altra, comune a molti.

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