Mi schiero con l’avvocato G.

Caro direttore

in queste ore fa scalpore la scelta del calciatore Stendardo che ha deciso di non rispondere alla chiamata dell’Atalanta per l’incontro di Coppa Italia con la Roma e si è recato a Caserta. Da ieri Stendardo sta sostenendo l’esame di Stato che dovrebbe abilitarlo alla professione di avvocato, esame che si sviluppa su tre giorni, tra scritto e orale. Di questo impegno ha avvertito la società nerazzurra nel mese di agosto, quindi con largo anticipo. E ha segnalato che la sessione, ove mai l’avesse saltata, avrebbe comportato per lui la perdita di un anno intero. Di qui la sua scelta, motivata.

Sono consapevole che il mio pensiero risente dell’amicizia che mi lega al centrale nerazzurro così come so bene che Guglielmo Stendardo non ha bisogno di essere difeso, a maggior ragione da me. Però ci provo, mi schiero.

Stendardo ha argomentato la sua scelta per tempo, non soltanto con il suo allenatore Colantuono. Non è scappato dalla finestra, per capirci.

Voglio solo ricordare che il centrale dell’Atalanta da sempre si è speso a favore dei colleghi più deboli, calciatori delle serie minori che spesso subiscono perché non hanno voce. Sono certo di ciò che dico e aggiungo che Stendardo non ha mai risparmiato il suo apporto, sempre sotto traccia. Guglielmo non ama i riflettori. Non entro in dettaglio ma quanto ho sin qui scritto comporterà una reprimenda da parte sua.

Il calcio, e questo lo dico io, è un mondo in cui non pochi protagonisti arrivano in ritardo agli allenamenti e rientrano dalle vacanze con comodo, anche giorni dopo e questi comportamenti spesso non sono sanzionati. Alcuni calciatori e dirigenti vendono le partite o scommettono sugli incontri e costoro andrebbero estromessi, senza sconti. Io sono per la radiazione, così ci capiamo.

Altri giocatori (pochi) non rispondono al telefono perché impegnati nello studio, a volte preparano per settimane un esame importante, messo a repentaglio dagli appuntamenti curiosi del calendario. Come si dice in questi casi, inopportune concomitanze, che danno da pensare. E non trovano soluzioni condivise.

Gli impegni di un calciatore, in quanto professionista, vengono prima di tutto. Non ho dubbi che siano la priorità assoluta. Poi c’è il futuro, la vita vera, e in casi particolari la si può anteporre al lavoro.

Quindi niente da eccepire, si punisca l’esaminando (il reprobo), ma non ho dubbi da che parte stare. Candido da subito Guglielmo Stendardo come mio legale. Scelgo l’uomo, non il calciatore.

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