L’Ecuador tasserà il “fetente Moreno”

Dieci anni fa era passato alla storia del calcio italiano come “o’ fetente”. Byron Moreno, l’arbitro ecuadoregno protagonista di una scandalosa direzione di gara ai Mondiali coreani (curiosa espulsione di Totti e gol annullato a Tommasi durante Corea del Sud-Italia) aveva confermato il simpatico appellativo dopo pochi mesi quando era stato sospeso dalla sua Federazione per comportamento indecente in campo: aveva prolungato di 13′ l’incontro in Ecuador tra LDU Quito e Barcelona Sporting Club, per consentire il recupero dei padroni di casa, al 90° sotto di un gol. Dal 2-3 di quel momento si passò al 4-3 dopo l’abbondante l’extratime.

Nessuno stupore per le accuse di “venduto” che gli venivano mosse da più parti. Lo era, al miglior offerente.

Uscito di scena come arbitro, aveva ritrovato una simpatica popolarità come trafficante di droga quando fu arrestato, nel 2010, all’aeroporto di New York con 6 chili di eroina maldestramente occultati in altrettanti sacchetti di plastica avvolti intorno al corpo. Mai era stato snello, ma la corpulenza era evidente, a maggior ragione per i cani antidroga che lo avevano salutato festanti, un attimo dopo averlo annusato.

Ora, dopo la condanna a due anni e mezzo, è uscito dalle carceri americane ed è stato rimpatriato nel suo Paese, con altri 56 gentiluomini del suo stampo. L’unica novità è che gli hanno ridotto la pena per buona condotta.

Ieri è tornato a casa, ma i suoi guai non sono finiti: il fisco di Quito ha deciso di perseguirlo perché il valore della cocaina che Moreno tentava di contrabbandare negli Stati Uniti è stato stimato in 400 mila dollari, pari a 360 mila euro. Così gli hanno presentato il conto. E qualcuno lo dovrà pagare, sennò il fetente Moreno finirà in carcere anche nel suo Paese.

Buone notizie, ogni tanto, non guastano.

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