Si gioisca, in attesa della Valanga 2

Senza farsi cogliere da troppo facili entusiasmi, l’uno-due dello sci azzurro in Colorado – a Innerhofer primo in libera ha subito risposto Marsaglia in SuperG -  allarga i sorrisi in casa Fisi. Gioiscono tutti, tecnici e dirigenti, come se si potesse riavvolgere un film già visto. In realtà non credono ai loro occhi, qualcuno onestamente ha ammesso che gli pare di sognare a occhi aperti.

Senza alzare il tono di voce qualcuno di loro rispolvera termini epocali, non a tutti noti. E non si riferisce a Tomba o alla Compagnoni, razza di solisti. C’è chi fa cenno persino alla Valanga Azzurra, ma intende mantenere l’anonimato. Per scaramanzia, naturalmente.

Per chi non c’era il termine fu coniato nel 1974 da La Gazzetta dello Sport quale felice sintesi dello slalom gigante di Berchtesgaden, Germania Ovest, il cui esito stupì il mondo. Quel giorno, era il 7 gennaio, vide sul podio Piero Gros davanti a Gustavo Thöni e a Erwin Stricker ma ai piedi del podio, quarto e quinto classificato, finirono Helmuth Schmalzl e Tino Pietrogiovanna.

Se mai potrà ricapitare, autorizzano l’ipotesi di una (prossima) Valanga 2 soprattutto i piazzamenti di questi due giorni: oltre al successo di Christof Innerhofer in libera a Beaver Creek, non va dimenticato il quarto posto di Dominik Paris e il settimo di  Peter Fill.

Quanto a Matteo Marsaglia che ha vinto, sempre a Beaver Creek, il superG, va ricordato il quinto posto dell’azzurro Wemer Heel. Nella stessa gara Hinnerhofer ha visto svanire un grande risultato per uno svarione nel finale (era primo all’intertempo) e Peter Fill, pure in grande spolvero, è uscito per il salto di una porta.

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