Esplorando il corpo umano

“Se descrivo esattamente tutto quello che provo, il mio diario sarà un ambasciatore tra la mente e il corpo. Sarà il traduttore delle mie sensazioni”

Daniel Pennac, Storia di un corpo

 

Il neurotrasmettitore inizia a correre, in mano ha una pergamena, ma non siamo alla prima olimpiade.

Il messaggio va consegnato nel più breve tempo possibile, non è tempo di lancette, questo, è tempo biologico di movimento. Tempo, se fosse la mission di Poste Italiane il pacco celere avrebbe dovere sintattico, invece ha solo diritto, di recessione.

Il neurone osserva attraverso il suo binocolo, la curiosità è retina in un mare di pesci azzurri. L’iride si contrae per lasciare spazio alla pupilla e la messa a fuoco vede la torcia accendersi.

Il tedoforo traspira acido lattico dai pori appena svezzati.

Il polmone si gonfia e sgonfia come orgoglio sportivo, nel suo alveare di alveoli. Ossigeno, e i globuli rossi portano miele ai tessuti.

Dietro lo sterno qualcosa rimbomba, come grancassa, ma ad un ritmo più soul, e il diaframma tiene in mano il suo rullante, protettivo come ventre materno.

Buffo pensare che il cuore sia un organo cavo.

Il neurotrasmettitore continua la sua corsa, non c’è intoppo né affanno, in quel millesimo di secondo chiamato gesto primario.

Quando arriva, la postura lascia che il muscolo si scaldi ed è locomotiva, ma senza carbone.

Energia rinnovabile, e il ginocchio si piega, prima di flettere il tricipite lanciandolo in tridimensione verso l’alto. Il corridore scatta, come il suo neurotrasmettitore.

Si sa tutto del corpo umano e forse niente, certo mai lo paragonerei alla macchina. L’equilibrio è al di là dell’olio, del ‘tanto caro mi fu quest’ermo’ carburante, del rapporto promiscuo qualità/prezzo, l’equilibrio del corpo è l’ascolto.

Esploratori noi, del gioco di squadra.

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