Quella Roma, quell’etiope scalzo

Alcuni libri capitano tra le mani in circostanze inusuali. Non sollecitati, per interposta persona, di cui mi fido, ma non per questo hanno corsie preferenziali. La mia attenzione nella scelta delle letture è molto meticolosa. Qualcosa deve solleticarla. Titolo e argomento non sono quasi mai sufficienti.

Quando mi hanno raggiunto le pagine patinate de “La rivoluzione di Bikila“ di Valerio Piccioni e Giorgio Lo Giudice qualche scetticismo mi aveva perso. Poi inizio la lettura e mi immergo letteralmente nelle Olimpiadi di Roma 1960.

Una vera maratona di emozioni che si gusta con attenzione, complice la vittoria di un uomo straordinario e di tutto il suo mondo, tanto ostile sotto il profilo climatico e tanto affascinante nella sua sfortunata storia.

Bikila etiope che sale sul podio più alto correndo scalzo nella terra degli ex colonizzatori, sembra la storia inventata da un grande autore. Tutto vero, anche l’improbabile fratellanza con un allenatore svedese, tale Niskanen, che sembra uscito dalla penna di De Amicis.

Un merito particolare va riconosciuto ai due autori che, attraverso i 42 km e passa di corsa, ci portano a scoprire la città eterna com’era e come appare oggi, con ricerca meticolosa dei dettagli.

Vi sono, a volte, rivoluzioni piacevoli e Bikila con il suo 11 sulla maglia verde è il protagonista di un fantastico cambiamento. Prima di lui si pensava che l’uomo di colore nella corsa su lunghe distanze non avesse sufficiente resistenza, dopo Bikila il pregiudizio viene infranto. Per sempre.

Grazie alla Associazione Centri Sportivi Italiani che promuove queste pagine di storia. Il libro è stampato dalla Bradipolibri. Costa 15 euro.

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