Minoranze, ora capisco

La conclusione della lunga giornata di campionato, prolungata di 48 ore (spezzatino), riporta in tavola la classica pietanza toscana (ribollita) in versione biancazzurra. I tentativi della società Lazio di smarcarsi dall’immagine di squadra legata a un’area di estrema destra vengono puntualmente rigettati dai tifosi che, lo ricordiamolo, ogni tanto trovano il consenso di qualche loro calciatore (vedi caso Radu). Anche se gran parte dei presenti si è dissociata a suon di fischi.

Ieri sera i cori della Nord si sono espressi a favore dell’omicida di Raciti con l’aggiunta di un complimento -  ebrei – rivolto alla A.S. Roma. Non proprio un esempio di tolleranza e convivenza.

Il messaggio “no racism“, ben evidente sulle maglie, non era esattamente comprensibile per tutti i tifosi della Nord. Credo che il Viola – inteso come Beppe – avrebbe dato ragione agli ultras: perché usare sulle maglie uno slogan in inglese?

Preso atto che l’italiano inteso come lingua è sotto attacco (nulla contro la lingua di Albione, ma in questi giorni imperversa anche endorsement, da noi banalmente adesione, consenso) si poteva utilizzare il latino tanto caro al presidente Lotito, magari facendo passare un messaggio chiaro a tutti prima del calcio d’inizio.

Forse, dico forse, si sarebbero evitati i cori intollerabili.

Siamo consapevoli dell’impegno della società biancazzurra per evitare queste spiacevoli etichette di estremismo e ricordiamo che tra i noti famosi laziali vi sono anche il comico Montesano e l’attore Foà, non proprio simpatizzanti di destra. Apprezziamo lo sforzo della società laziale e confidiamo in risultati migliori nei prossimi incontri.

Al tifoso laziale va comunque la nostra simpatia. Un caro amico romanista, Fabrizio Pacifici, mi spiegava che nascere laziale nella capitale ti segna per sempre, ti ritrovi sempre a essere minoranza, dalla scuola fino al mondo del lavoro.

Minoranza! Come gli ebrei i rom e gli omosessuali. Ora capisco.

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