Il calcio italiano contro l’Aids

Potenza dell’odiato spezzatino (e unico suo merito, al momento), la mobilitazione del calcio di Serie A contro l’Aids – la campagna “Getting to zero, insieme sconfiggeremo l’Aids”, promossa da Unaids, l’agenzia dedicata delle Nazioni Unite – si spalmerà su tre giorni, non esclusivamente sabato 1° dicembre quando in tutto il mondo si celebra la giornata mondiale di contrasto al virus HIV.

Prima del calcio d’inizio dell’anticipo del 30 novembre (Catania-Milan), prima del derby di Torino di sabato 1° dicembre, prima dell’anticipo Napoli-Pescara all’ora di pranzo e ancora per le partite in programma il pomeriggio del 2 dicembre (con posticipo serale Fiorentina-Sampdoria), in tutti gli stadi di serie A saranno diffusi messaggi audio e video sulla campagna. Nelle varie occasioni 15 bambini entreranno in campo con una pettorina dedicata e reggendo uno striscione per sensibilizzare il pubblico al tema della donazione, via internet, con carta di credito, utilizzando la pagina dona.unaids.org del sito www.unaids.org.

Agli allenatori sarà consegnato il nastrino rosso (red ribbon) che da anni connota la lotta all’Aids con preghiera di indossarlo ben visibile. Ideale sarebbe se lo mantenessero anche nelle giornate a venire, ma forse è chiedere troppo alla loro coscienza.

Il tema Aids, che ha impressionato, intimorendola, la generazione di chi ha oggi più di quarant’anni, ha bisogno di essere rinfrescato perché oggi se ne parla sempre meno e molti sono convinti che sia risolto o prossimo a soluzione. Sono lontane più di vent’anni le testimonianze di Magic Johnson, dichiaratosi sieropositivo nel 1991. Il grande cestista Usa non smise per questo di accarezzare il sogno di vincere le Olimpiadi, anche quelle contro la discriminazione, e a Barcellona fu premiato con la medaglia d’oro conquistata dal primo Dream Team. Lontano e probabilmente dimenticato il tumulto di sentimenti originato dal film Philadelphia, con un Tom Hanks straordinario nelle parti di un avvocato che lottava contro la discriminazione di chi era colpito dalla maledizione degli omosessuali, poi divenuta la maledizione di tutti, etero e gay.

Oggi la gente ha la sensazione che la piaga Aids sia stata debellata, che la sopravvivenza dei sieropositivi sia garantita dai farmaci antiretrovirali che hanno mostrato la loro efficacia nel tamponare il virus Hiv affinché non generi immunodeficienze acquisite. Un dato irreale, visto che l’anno scorso nel mondo 1,7 milioni di persone sono morte a causa dei deficit immunitari causati dall’Aids.

Soprattutto i giovani non sono al corrente del pericolo, visto che oltre la metà dei sieropositivi hanno fra i 15 e i 24 anni e qualcuno se ne è accorto per caso, magari sottoponendosi per gioco al test HIV.

Un gol affascinante che si pone la campagna è quello di vincere l’Aids entro il 2015, di arrivare per quella data a non far nascere più soggetti sieropositivi. In questi anni già 250 mila bambini sono stati sottratti a un crudele destino.

Le donazioni sono possibili anche attraverso i negozi Oviesse i tutta Italia, dove da sabato 1° dicembre sarà possibile acquistare i capi realizzati da 11 giovani stilisti che assecondano la campagna. Una parte del ricavato sarà infatti destinata a Unaids.

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