Cross in bici al Parco Increa

“A Milano hanno il Duomo, noi abbiamo il Parco Increa”. Sono attrazioni turistiche di differente impatto ma la seconda ha valenze salutistiche che la prima si sogna. Prendete nota: nel parco Increa si entra a piedi o al massimo in bicicletta. È lì, nell’oasi verde al limitare di Brugherio, a un passo da Milano, che si svolge la terza tappa del Giro d’Italia di ciclocross. Gareggiano quasi in 400, dagli esordienti agli open, sono maschi e femmine, poi dovete aggiungere accompagnatori, parenti e semplici curiosi. Una bella invasione di gente al Parco Increa.

Spiccano soprattutto i genitori degli esordienti: i papà li incitano con consigli in apparenza tecnici mentre le mamme incitano e basta. Si tifa “per” e non “contro”, i “dai” e “forza” si sprecano. Dalla panchina, che una targa ricorda come “la più lunga riciclabile/riciclata del mondo: 25 metri”, si guarda la gara. I più giovani l’affrontano a tutta, sembrano cavallette con le ruote. Il circuito disegnato da Mandelli e Bertoluccio, un anello bello e rognoso, presenta salti e curve e salite che si ripiegano diventando discese e ancora salite. Un ottovolante senza pagare il biglietto.

Alla fine i ragazzini sono esausti. Vince Alessandro Picco, Team Lissone mtb, è la sua prima volta nella categoria esordienti. Racconta che, d’intesa col preparatore Dario Fatulli, il martedì va a girare sulla pista di atletica, in tartan, con la bici da ciclocross. Gira per circa un’ora. Poi la mamma gli infila il giaccone e se lo porta via, ambedue sorridono.  Sandro Brambilla dal palco racconta le gare, gestisce tempi e modi con esperienza; chiede un applauso per lo stesso Picco, per Calloni, per Katia Moro – che è sempre in maglia rosa- e per il resto degli esordienti.

Mezzogiorno è passato da poco, il Parco odora di salamelle e molti sanno già che cosa fare per ingannare il tempo.

Silvia Pollicini vince tra le allieve come già a Paterno, nel Potentino, in occasione della prima tappa. Le basta partire “davanti e vincere”. Ma non è così semplice, lo ammette lei stessa, “al terzo giro mi sono quasi impantanata”. Al suo fianco Allegra Arzuffi e gli altri atleti della Scuola Ciclismo Cadrezzate. Lì guida Davide Arzeni, giunto di buon mattino per piantare la tenda della squadra, come un vero capo indiano.

L’angusto spazio di accesso al circuito vede a ogni fine gara l’allegro casino di chi entra e chi esce, tipo metropolitana a Milano nelle ore di punta. Solo che qui ci si ferma volentieri per chiedere come va, se si è stati bene e dove ci si vede dopo; il tutto in sella alla bici ma senza che nessuno abbia fretta o si lamenti.

Arrivano i più grandi e sembra che le cose si facciano serie, ma la vera differenza è che i piccoli perdono senza dimenticare di sorridere, come capita al campione italiano allievi Stefano Sala della Cadrezzate, superato proprio all’ultimo da Giorgio Rossi,Tx active Bianchi. Ben diversa la reazione di Elia Silvestri, categoria uomini open, della Selle Italia Guerciotti: dopo essere stato in testa per 40 minuti perde nell’estremo finale il testa a testa con la maglia rosa e compagno di squadra Franzoi. Per il dispetto Silvestri non partecipa alla premiazione.

Poco prima Gioele Bertolini, sempre Selle Italia Guerciotti, aveva vinto a mani basse nella categoria Junior facendo la prova generale della coppa del mondo: “Sono partito forte perché sui circuiti tecnici posso fare la differenza. A Zolder farò così”. Tranquillo e disponibile, Bertolini riceve complimenti un po’ da tutti, soprattutto da Paolo e Alessandro Guerciotti che ambiscono a tornare sul tetto del mondo.

Gli stessi colori ben figurano nella prova donne élite, con il trio Cucciniello Arzuffi e Valentini che però non riesce a superare la maglia rosa Vania Rossi, Esercito, che vince anche questa terza prova.

Il gran finale riserva Silvestri che torna sul circuito per la foto di gruppo. Senza più cattivi umori.

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