Quando la DS si occupava di sport

Non era un altro mondo, era semplicemente un’altra Rai, ben diversa da quella odierna che ogni domenica si prostituisce al calcio, considerato da dirigenti e giornalisti televisivi l’unico sport capace di portare pubblico. Così non era negli anni Settanta, quando la Domenica Sportiva – per tutti o quasi semplicemente Ds) -allora condotta da Adriano Dezan, aveva a cuore tutti gli sport.

Certo, anche allora c’erano figli e figliastri: largo spazio avevano il basket (se ne occupava Aldo Giordani), il pugilato, il ciclismo e l’automobilismo, ma il rugby non era negletto e il volley si affacciava senza timori, dimentico del suo passato dopolavoristico. In seconda battuta, alcune discipline meno popolari ma non si faceva mai notte fonda in un mare di sbadigli in attesa del golf o della vela.

Quanto agli sport meno frequentati, soprattutto nella loro versione al femminile, c’era sempre una campionatura di ospiti in prima fila, a tiro d’inquadratura della regista, la brava Luciana Veschi d’Asnach, meritevoli anche di un rapido intervento in voce, quasi sempre in chiusura. Un paio di battute ma sempre meglio del nulla odierno.

E poi, fondamentale, la Copertina, che introduceva la Ds, riservata al fatto che maggiormente aveva fatto rumore, quella domenica, e poco importava quale fosse lo sport coinvolto. Le gerarchie le dettava l’importanza dell’evento in rapporto al risultato. Con un po’ di sano patriottismo, che non guastava.

Date un’occhiata a questi 6 minuti di una Ds presa a caso, è dell’ottobre 1976, la conduceva Adriano Dezan. Il servizio di rugby testimonia una qualità ormai perduta, curato com’è nelle immagini e nei toni. Di più, propone un minimo di didattica su uno sport allora considerato semplicemente emergente. Pensate a quanti passi indietro si possono fare in 36 anni…

Niente nostalgie, non scherziamo, il passato non torna, ma bello sarebbe se la Rai ricordasse di avere ancora nelle sue corde il ruolo di servizio pubblico, come priorità assoluta (la legge questo indica).

Temiamo che oggi servizio pubblico sia un’espressione vuota, senza più significato, in viale Mazzini 14, Roma, come pure in corso Sempione 27, Milano.

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