Cheerleaders da rivalutare

Chi abbia sin qui vissuto le cheerleaders, considerandole esclusivamente un’americanata, una rappresentazione folkloristica del tifo made in Usa, sviluppatasi dapprima nei college e poi assurta agli onori degli sport professionistici yankee, è bene che si ricreda.

E dimentichi, per un attimo o anche due, i pregiudizi che accompagnano le belle ragazze che, nell’intervallo degli eventi sportivi di grido o nei time out, si muovono con grazia sviluppando coreografie che sempre di più le accomunano a un vero e proprio corpo di ballo. Lo sono.

Giudizio da rivedere, please.

Il motivo di questa nuova considerazione – chiamiamola pure una pausa di riflessione – viene da una bella storia maturata negli States, a Indianapolis, dove a Chuck Pagano, coach della squadra di football americano (gli Indianapolis Colts), è stata diagnosticata una forma di leucemia.

Questo in settembre. All’inizio nessuno se n’era accorto, Pagano rimaneva in panchina, faceva il suo mestiere. Poi ha dovuto assentarsi per rispettare i cicli di chemio.

Fatto che non ti aspetti, lo scorso sabato le cheerleaders hanno voluto testimoniare la loro vicinanza, la loro solidarietà al coach. E hanno scelto una maniera eclatante: si sono fatte rasare la testa dalla mascotte della squadra, con la classica macchinetta. Un gesto in qualche modo estremo, nell’intervallo della partita, quando l’attenzione nei loro confronti era massima.

Pur non amando alcuna forma di platealità, la loro esibizione ci è molto piaciuta.

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