Quel mezzo minuto di celebrità

Pietro Arcidiacono e una vicenda che ci saremmo volentieri risparmiati. Mia nonna a volte diceva che certa gente apriva la bocca per dar fiato ai polmoni. In qualche modo ho pensato la stessa cosa domenica dopo aver visto le immagini relative a Pietro Arcidiacono, quel furbo che ha pensato bene di festeggiare un gol in serie D sfoggiando una canotta sulla quale campeggiava la scritta “Speziale innocente”. Per chi non lo ricordasse, Speziale è stato definitivamente condannato a 8 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’omicidio in questione è quello dell’Ispettore Capo della Polizia di Stato Filippo Raciti, morto nel febbraio 2007 in seguito agli scontri tra i tifosi di Palermo e Catania.

Ieri la notizia di un provvedimento severo, sotto forma di Daspo per il calciatore della Nuova Cosenza: 3 anni lontano dai campi di calcio.

Provvedimento severo, ma non esemplare.

Non si può pensare di essere autorizzati a dire o a scrivere la prima cosa che ci passa per la testa, legittimata da un gesto che ha una velleità sportiva irrisoria. Sarebbe saggio contare fino a 10 prima di parlare e dire qualsiasi banalità, bisognerebbe avere il coraggio di vivere privatamente delle dimostrazioni di solidarietà che non possono diventare delle campagne mediatiche, anche se giochi in Serie D.

Pietro Arcidiacono si è difeso sostenendo che lui e Speziale sono cresciuti insieme e che l’intento di questo gesto era quello di dimostrargli solidarietà. Non ha pensato alla feroce mancanza di rispetto nei confronti della famiglia di Filippo Raciti.

La moglie dell’Ispettore Capo di Polizia non è stata morbida, ha preteso che Arcidiacono porgesse le sue scuse ai suoi figli che da 6 anni non hanno più un papà e ha sottolineato, soprattutto, che Arcidiacono in questi anni, non si sia mai fatto vedere in Tribunale per ottenere giustizia e mostrare solidarietà al suo amico.

Per Arcidiacono, i problemi potrebbero non essere legati unicamente all’allontanamento dagli stadi: il procuratore federale della Figc, Stefano Palazzi, aprirà infatti un fascicolo sulla vicenda, e la Polizia di Stato ha inviato un rapporto alla procura della Repubblica di Lamezia Terme per valutare se sussistano reati penalmente perseguibili a carico del calciatore.

Tre anni lontano dai campi basteranno?

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