Il campionato che ci tocca

Caro direttore,

finalmente, dopo un insostenibile periodo di bonaccia e dichiarazioni intinte nella melassa, dopo i salamelecchi e le ipocrisie, il campionato di calcio è tornato a essere il campionato di calcio: accuse, polemiche, sospetti, insulti. Rieccoci a casa.

La madre di tutte le polemiche è, manco a dirlo, quella tra Juventus e Inter. Con in mezzo, naturalmente, gli arbitri. Che cosa è successo? Semplicemente che all’Inter è stato negato un rigore nella partita contro il Cagliari e Moratti si è infuriato. Dopo aver detto che il rigore, appunto, era “grande come una casa”, ha urlato che è la terza giornata di fila che l’Inter viene danneggiata dagli arbitri: una prima volta a Torino proprio contro la Juve (gol di Vidal in fuorigioco), poi a Bergamo contro l’Atalanta (rigore contro inesistente e sconfitta per 3-2), infine a Milano contro il Cagliari. E allora? Allora silenzio stampa, bavaglio a Stramaccioni (che è stato pure espulso per aver protestato in campo) e a tutti gli altri interisti e chi vuole capire capisca.

Io credo di aver capito e l’ho già detto. Polemizzando con la Juventus, Massimo Moratti ci ha finalmente ridato il campionato di calcio che vogliamo e che ci meritiamo, quello vero, intinto nei veleni, urticante, rabbioso.

Ma quali schemi, quali tattiche, quali ricerche di talenti? A noi i gol di El Shaarawy e il bel gioco della Fiorentina interessano fino a un certo punto, noi sguazziamo nella polemica, ci fa godere Conte che dà del “quaquaraqua” a Cassano e Cassano che gli risponde di non prendere lezioni di moralità da uno che è stato squalificato per omessa denuncia; ci piace pensare che se un arbitro non fischia un rigore a Milano è perché a Torino non l’hanno visto. Ci divertiamo così, dando sfogo alle nostre rabbie nascoste, cercando sempre di scoprire cosa c’è dietro.

Grazie Moratti, grazie arbitri per averci restituito il giocattolo.

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