Austin, la pista che guarda il cielo

La si scopre, al solito, in ritardo, quando i giochi sono ormai fatti. La pista texana di Austin esiste e domenica la Formula 1 la collauderà, ma non si tratta di un test. Il Circuito delle Americhe ospiterà la gara che potrebbe decidere il campionato, dal momento che se Sebastian Vettel totalizzasse quindici punti in più di Fernando Alonso si laurerebbe per la terza volta consecutiva campione del mondo. A soli 25 anni. A proposito, Michael Schumacher non è tranquillissimo, anche se ne ha vinti ben di più, sette, nella sua prima carriera. Nella seconda guidava un sosia.

La stranezza di Austin l’ha ben spiegata chi l’ha progettata, Hermann Tilke, tedesco che ha disegnato tutti i circuiti moderni della Formula 1 (Bahrein, Abu Dhabi, Turchia, Corea e India): « La curva uno, la più difficile, impone di passare da 300 a 100 chilometri l’ora, dalla settima marcia alla prima, senza punti di riferimento perché l’ultimo tratto è in salita. I piloti per un attimo avranno gli occhi puntati al cielo. Sono convinto che non basterà una sessione di prove libere per trovare le traiettorie giuste».

Due anni fa chi patrocina l’anello di Austin ha individuato un terreno collinoso alla periferia della capitale del Texas e Tilke si è sbizzarrito, felice di poter inventare qualcosa. I saliscendi lo hanno ispirato, viste le pendenze che sfiorano il 15 per cento, ma l’originalità non è andata oltre la prima curva. Le altre sono la fotocopia di quelle di tracciati famosi, per altro disegnati dallo stesso Tilke, convinto che la pista di Austin sia «una delle piste più difficili del campionato, perché è piena di tranelli, in cui sarà difficile trovare l’assetto ideale».

Il circuito di Austin si percorre in un minuto e 36 secondi, con velocità media stimata intorno ai 200 chilometri l’ora.

Si vocifera che i piloti si siano addestrati con ore e ore di simulatore per mandare a memoria il tracciato e figurarsi come affrontarlo. Perché i dati sulla carta sono a tutti noti, dal tipo di asfalto ai cordoli che sono stati installati alla temperatura attesa (molto elevata). A commento definitivo porprio Vettel ha detto una cosa curiosa: «Farò un giro a piedi, tanto per dare un’occhiata».

Noi la vedremo in televisione, a differenza dei 150 mila spettatori che converranno sul posto. La Formula Uno tenta per la quarta volta di andare a genio agli statunitensi che amano altro genere di piste, genere Indi.

Notizia a chiudere, degna di un sorriso: un gruppo religioso, che fa capo alla Westboro Baptist Church, ha già minacciato di bloccare l’accesso al circuito dato che i piloti sono idolatrati come piccole divinità.

Scommettiamo che la polizia li disperderà?

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