Stadi semivuoti, e andrà sempre peggio

Non ce ne voglia Gianni Invernizzi, involontario allenatore dell’Inter dello scudetto 1970-71 (lo vinse la squadra all’insaputa del tecnico delle giovanili messo in panchina a rimpiazzare Heriberto Herrera, cacciato dai giocatori a lui insofferenti) che al termine dell’incontro al Comunale di Firenze, dove i nerazzurri vinsero tra gli applausi, ebbe a dire, leggermente in conflitto con la lingua italiana, “ringrazio il pubblico di Firenze per la sua capienza”.

Con ogni probabilità Invernizzi voleva dire “competenza”. Ma per una volta la “capienza” evocata da quel brav’uomo ci aiuta in quanto è un dato di riferimento per qualsiasi impianto. Un dato che, salvo stadi rifatti o da rifare (viene in mente il Maracanà di Rio in fase di ristrutturazione, con un numero ampiamente ridotto di spettatori) permane nel tempo. Di solito la capienza è stabile.

Molto instabile è invece il dato di chi gli stadi, in particolare quelli di calcio, li frequenta, perché gli spettatori continuano a ridursi. C’è chi attribuisce il calo di presenze al ridotto appeal delle nostre squadre. Difetta lo spettacolo o, forse, difettano i soldi in tasca agli italiani, che scelgono in base a nuove e diverse priorità. Considerato quanto costa l’abbonamento a Sky calcio conviene stare al caldo, in poltrona o, se proprio si vogliono compagnie urlanti, si paga una modesta tassa (con consumazione) al bar con quelli della propria parte. In ogni caso davanti alla tv.

Un dato che fa riflettere sono i 12.313 spettatori che hanno pagato domenica scorsa per Milan-Fiorentina a San Siro. Se si aggiungono gli abbonati (24mila, in decremento, la stagione scorsa erano oltre 30mila) avevamo un Meazza pieno a metà. Disaffezione per il Milan? Non diremmo, visto che vanta, sin qui, una presenza media di 39mila spettatori, abbonati inclusi.

La tendenza di quest’anno in Serie A non autorizza alcun ottimismo. E rischia di peggiorare. La media attuale è inferiore alle 23mila presenze a partita, vale a dire un migliaio in meno della stagione 2010-11 (erano 24.031) e oltre duemila in meno della stagione 2009-10 (allora erano 25.282).

Meglio non guardare oltre confine: la Liga spagnola propone circa 30mila presenze di media nelle ultime due stagioni. La Premier League inglese va ben oltre sono 35mila e la Bundesliga tedesca conteggia ben 42mila spettatori a partita.

Se poi guardiamo alle serie inferiori c’è da rabbrividire: in Italia in serie B vanno allo stadio poco più di cinquemila spettatori a partita, vale a dire un terzo della famosa “capienza” di cui sopra. Altrove (Germania, Inghilterra e Spagna) la seconda divisione vede non meno di 20mila spettatori a partita.

Partite costose, stadi inospitali. Non a caso gli introiti delle società estere grazie agli spettatori riguardano un quarto degli incassi annuali, mentre da noi sono desolatamente vicini al 12 per cento. Unica eccezione lo Juventus Stadium, unico impianto di proprietà che vanta oltre 38mila presenze a partita, vale a dire riempito per il 93% della capienza teorica. L’investimento per la società bianconera è stato di poco superiore ai 125 milioni di euro e ha generato un significativo aumento dei ricavi, passati da 11,5 a 31,8 milioni di euro. La Juventus è in auge, ha uno scudetto in più all’attivo, entusiasma i suoi molti tifosi (quasi 16 milioni in tutta Italia) ma non può essere considerata una mosca bianca. Va anche considerata la tanto vituperata tessera del tifoso che ha di fatto azzerato le trasferte per le tifoserie di ogni squadra. Perché la sicurezza negli stadi è perlomeno insidiata dai famigerati ultras.

Adesso che Maroni non è più ministro dell’Interno si potrebbe anche pensare di togliere la tessera del tifoso e sostituirla con l’applicazione ferrea dei Daspo che non sono un deterrente ma una squalifica vera e propria per i tifosi che vanno ben oltre la libertà d’espressione tutelata dalla Costituzione. Sono tutti schedati, basterebbe far loro passare la voglia di divertirsi a modo loro.

Leggi anche:

Superbike ko a Monza In arrivo un’inchiesta
Noi non giriamo le spalle
L’ultimo rigorino della Provvidenza
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: