Frankie Dettori, il mito vacilla

Gli ambienti ippici internazionali, solitamente bene informati, sussurrano che di cocaina si tratta. E si rifanno a quella volta nel 1993 in cui il giovanissimo Lanfranco Dettori (per tutto il mondo del turf semplicemente Frankie) fu pizzicato con una piccola quantità di cocaina nel suo appartamento londinese in Oxford Street.

La “modica quantità” di polvere magica in suo possesso costò a Dettori un contratto biennale a Hong Kong, sfumato sul più bello. Ci fu chi parlò di una soffiata per farlo rimanere in Inghilterra a montare i purosangue più prestigiosi, fra i quali quelli della Regina.

Frankie ammise allora ogni addebito, anche se cercò qualche attenuante, legata al successo colto in giovane età che può dare alla testa: “Ho commesso uno stupido errore. Ho fatto vivere un inferno alla mia famiglia, ma questo episodio mi ha fatto crescere”.

Quasi vent’anni dopo Dettori è incorso nelle maglie dell’antidoping, poche settimane dopo l’ufficializzazione del suo divorzio dalla scuderia Godolphin dello sceicco Mohammed. Ma l’episodio incriminato è antecedente all’episodio.

Dettori ha 42 anni, è ricchissimo e notissimo in ogni angolo di mondo dove ci sia un ippodromo prestigioso.

La positività è emersa con un controllo a sorpresa cui è stato sottoposto a Parigi, ippodromo di Longchamp, il 16 settembre scorso. Il suo avvocato, Christopher Stewart-Moore, ha confermato soltanto che “Lanfranco Dettori è oggetto di un’indagine da parte della commissione medica di France Galop“.

Ora rischia sei mesi di squalifica.

Anche stavolta si parla di una soffiata, da parte di qualcuno che gli … vuol bene. Ma si intreccia anche l’ipotesi che Frankie abbia fatto ricorso a farmaci anoressizzanti per poter rientrare nel peso, problema che i fantini affrontano per l’intera carriera ma che certamente si accentua man mano che gli anni passano.

Il tema delle amfetamine è quello che ci auguriamo corrisponda alla sua positività. Sono proibite anch’esse ma almeno rispondono a un’esigenza, contingente ma meno grave del consumo di “sostanze voluttuarie”.

La sentenza è attesa per la prossima settimana.

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