Oggi è un giorno ciclistico

Vittorio Adorni, 1965

Un poker d’assi accomunati dallo stesso giorno e mese di nascita: il 14 novembre. Sono venuti al mondo quattro grandi campioni del ciclismo, in ordine di tempo: Vittorio Adorni, Bernard Hinault, Koichi Nakano e Vincenzo Nibali. Volendo, potremmo aggiungerne un quinto, Davide Boifava, forse più noto come direttore sportivo che come ciclista.

Altri grandi personaggi nati il 14 novembre? Nel campo della musica Leopold Mozart (1719, violinista, papà del ben più celebre Wolfgang Amadeus ),  Ludwig van Beethoven (1740), Paolo Bacilieri (1925, ferrarese di Jolanda di Savoia, indimenticato autore di Domenica è sempre domenica, uno dei motivi più amati dagli italiani affezionati al Musichiere di Mario Riva) e Max Pezzali (1967). Troviamo anche un nome regale: Carlo, principe di Galles (1948). Mica male come compagnia.

Vittorio Adorni, per gli appassionati della bici in età matura, non ha bisogno di presentazione. Classe 1937, capitano di Gimondi alla gloriosa Salvarani nella metà degli anni ’60, trionfò al termine di un  memorabile Giro (1965), lasciando l’eterno secondo Italo Zilioli a oltre 11 minuti. Il suo pezzo forte rimane il mondiale di Imola (1° settembre 1968, io c’ero).

Il tempo di togliersi la giacca e la cravatta del presentatore televisivo (Ciao Mamma, condotto insieme a una splendida Liana Orfei) e andare a stravincere la gara iridata sul circuito automobilistico dei Tre Monti (9 minuti e 50 a Van Springel, belga e 10’18” a un poker azzurro, Dancelli, Bitossi, Taccone e Gimondi). Vittorio, smessi i calzoncini da ciclista, è stato opinionista televisivo e dirigente sportivo ad alti livelli, oltreché assessore allo sport del Comune di Parma.

Anche di Bernard Hinault sappiamo tutto o quasi. Adesso che hanno tolto i 7 Tour ad Armstrong, è ritornato ad essere il plurivincitore della grande boucle con 5 successi, a pari merito con Anquetil, Merckx e Indurain. In Italia l’abbiamo amato e odiato per i suoi tre Giri vittoriosi. Il suo capolavoro resta la maglia iridata nel 1980, a Sallanches, sul durissimo circuito della cote de Domancy. Il buon Tista Baronchelli cercò di invano di stare incollato alla sua scia. Il “tasso” si scrollò di dosso anche il nostro portabandiera per andare a trionfare in solitaria.

Dalla strada alla pista per ricordare un autentico mostro della velocità, il giapponese Nakano (1955), 10 volte campione del mondo, nella velocità e grande specialista anche del keirin.

Vincenzo Nibali è storia dei giorni nostri. Lo squalo dello Stretto, classe 1984, oggi in forza all’Astana, dopo aver vinto la Vuelta – ultimo italiano a riuscirci dopo Conterno, Gimondi, Battaglin e Giovannetti – ha conquistato la piazza d’onore al Giro dell’anno scorso, ha fatto terzo  quest’anno al Tour, alle spalle dei due britannici Wiggins e Froome dopo aver vinto la Tirreno Adiratico. E’ lui il campione su cui riponiamo le nostre speranze, almeno per quanto riguarda le grandi corse a tappe.

Un pensiero va anche all’amico Davide Boifava, classe e fuoriclasse del 1946, un atleta di cui si diceva un gran bene, che in coppia con il cannibale Eddy Merckx vinse un Trofeo Baracchi al suo esordio tra i prof. Purtroppo non ha avuto grande fortuna come pedalatore. Sicuramente gli appassionati lo ricordano di più come guida di grandi ciclisti: Battaglin, Visentini, Roche, Chiappucci, Pantani.

Gran bel giorno il 14 novembre, fitto di ruote a raggi.

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