La spending review di Michel Platini

In linea con l’austerità presente e a venire – dalla crisi, dicono i soloni,  non si uscirà prima di un decennio –  gli Europei di calcio in programma nel 2020, nel sessantesimo dalla prima edizione, potrebbero giocarsi in 13 paesi del Continente. L’idea, non peregrina, sarebbe del presidente Uefa Michel Platini che ne ha accennato a Wolfgang Niersbach, presidente della federcalcio tedesca, “bocca larga” visto che ha spifferato tutto alla Bild Zeitung che ne riferisce nella sua edizione odierna.

C’è di più: l’ipotesi sembra già essere all’ordine del giorno dell’esecutivo Uefa, previsto il 7 dicembre e potrebbe, se approvato, trovare il necessario sviluppo a gennaio del 2013.

Come riferisce la Bild, 12 città delle 13 sarebbero scelte in base ai Paesi qualificati alla manifestazione, con teste di serie le migliori 12 del ranking Fifa. Le teste di serie avrebbero la possibilità di giocare in casa nella fase a gironi, con le partite di ogni gruppo ospitate in due città, e negli eventuali ottavi di finale. I quarti di finale si disputeranno in campo neutro, mentre semifinali e finale si giocheranno nella 13esima città coinvolta nel progetto.

Per fare un esempio pratico, grazie alla graduatoria attuale della Fifa, oggi i match andrebbero in scena a Berlino, Madrid, Lisbona, Roma, Londra, Amsterdam, Mosca, Zagabria, Atene, Basilea, Parigi e Bruxelles. Per semifinali e finale, invece, potrebbe andar bene Istanbul.

Platini si era lasciato sfuggire qualcosa (“mi ronza un’ideuzza in testa” aveva detto durante Euro 2012) ragionando con i giornalisti dei costi crescenti di un Europeo per sfruttate le risorse già esistenti, stadi e infrastrutture, nei diversi Paesi. Non a caso la scelta per l’ultima edizione era già caduta su un’accoppiata di Paesi, Ucraina e Polonia.

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