Davide va del suo passo

Ci sono genitori che avviano i figli all’attività sportiva regalando loro un pallone, altri una bicicletta. E ce ne sono alcuni che, ancor prima della bicicletta, si portano avanti regalando un mazzo di salite e discese come per esempio hanno fatto papà e mamma Villella col piccolo Davide quando si sono trasferiti da Bareggio a S.Omobono Terme. E tra salite e discese in bicicletta, tra andare e tornare da casa, Davide Villella è arrivato a ventun anni a essere il dilettante più forte in circolazione con un 2012 fatto di undici vittorie, una decina tra secondi e terzi posti, un giorno in maglia bianco-rosa al GiroBio, tre in maglia a pois al Tour de l’Avenir e quarto al campionato italiano. “Come metto il naso fuori di casa posso solo andare su o giù. E per tornare, dopo l’allenamento, ho ancora 4 km da fare in salita!”

I dislivelli dalle tue parti sono roba da professionisti.“Da Giro d’Italia: la tappa che andava da Busto a Pian dei Resinelli – la 15esima del Giro di quest’ anno – è passata proprio di qui: dopo lo scollinamento della Valcava e prima di salire per Berbenno sono passati da S.Omobono Terme, dove abito io”.

Insomma potevi solo fare il ciclista: “A sette anni con mio papà siamo entrati in un negozio per comprare una bicicletta e siamo usciti con una da corsa; da allora solo ciclismo. Undici anni al G.C. Almenno S.Bartolomeo; da G2 a G6 poi due anni ognuna delle categorie Esordienti, Allievi e Juniores”.

Poi tre anni al Team Colpack del presidente Colleoni. Su www.teamcolpack.it, che è un sito organizzato davvero bene da Rossella Di Leo, risulti come ‘scalatore’. “Beh, mi sento più un passista/scalatore; al GiroBio per esempio ho fatto bene sia la  cronometro che la tappa successiva con 3 Gpm (la terza: Notaresco–Sora) prendendo la  maglia bianco-rosa di leader, anche se per un giorno solo”.

Una maglia importante anche al Tour de l’Avenir; che è in Francia ma è un altro mondo: “Ah sì! (e qui si accende) mi sono davvero divertito: ho preso la maglia a pois alla prima tappa, dopo il prologo, e l’ho tenuta per altri due giorni rimanendo a un secondo dalla maglia gialla. Solo a uno dalla maglia. Poi è andata come è andata ma è stata un gran bella esperienza; in corsa, perché si va sempre a tutta, fin da subito. Ma anche fuori, per il livello dell’organizzazione. Avevamo addirittura la scorta per il trasferimento dall’hotel alla partenza”.

E il Mondiale invece? “Lì ho provato a movimentare la corsa a quattro giri dalla fine, come stabilito col c.t. Amadori, ma non era facile. In generale non c’è stata la selezione che pensavamo potesse esserci e quindi è stato tutto più difficile per noi. E per il finale non ne avevo più, per tutto il lavoro fatto in precedenza”.

Anche al Campionato Italiano non è andata benissimo. “Ah, quella sì che è stata una grande delusione: sono partito per vincere; e invece ho fatto solo quarto. Chi ha vinto (Bongiorno) è andato più forte e ha meritato. Complimenti a lui, niente da dire”.

Però hai vinto molto nei vari Giri: Pesche Nettarine, del Friuli, delle Valli Cuneesi. Si può dire che sei uno da corse a tappe o è troppo presto? “Si può dire; e infatti con la squadra stiamo pensando proprio alle corse a tappe come obiettivo per l’anno prossimo”.

L’anno prossimo resterai col Team Colpack nonostante tu sia già d’accordo con Cannondale (dal 2013 Brixia Sport). “Con Cannondale farò degli stage in agosto; ne ho già fatto uno in Belgio con Quick Step quest’inverno ma ho scelto io di rimanere un altr’anno in Colpack, il mio quarto da dilettante. Qui mi sento come in famiglia; con i d.s. Antonio Bevilacqua e Gianluca Valoti ho un ottimo rapporto; sono ex professionisti, ho tanto da imparare da loro”.

È stato un ottimo anno anche per il resto del team, non sei stato l’unico ad andare forte: totale 27 vittorie e vari piazzamenti. “Anche Mammini, Ruffoni e Orrico sono andati davvero forte e hanno vinto paercchio. Anche Zilioli detto Zilio, già nel giro della nazionale e quest’anno riserva al mondiale”.

Sarete anche forti ma non siete famosi. Un vostro coetaneo ha avuto due bei paginoni sul più famoso quotidiano sportivo (El Shaarawy sulla Gazzetta dello Sport del 6/11). “Sì sì, l’ho visto anch’io. E ho visto anche quanto guadagna. Diciamo  che le cifre che percepiscono ciclisti e calciatori sono inversamente  proporzionali alla fatica che fanno. E noi di fatica ne facciamo tanta!”.

Per questo tutti vogliono fare i calciatori. A scuola se non sei un calciatore sei un pirla. “E se sei un ciclista sei un dopato! Ci vedono così”.

E tu come la vedi? “La vedo come me l’hanno insegnata: più dai alla bicicletta e più ti torna”.

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