Quel che resta del pugilato

Da giovedì 15 novembre vanno in scena al Forum di Assago le World Series of Boxing, terza edizione di un evento che è un ibrido tra dilettantismo e professionismo pugilistico. Con corteo, inevitabile, di polemiche. La scuderia italiana che si lega al marchio Dolce & Gabbana Italia Thunder, la ex Milano Thunder, si gode ancora il trionfo nelle finali londinesi dello scorso anno (4-1 sulla Dinamo Mosca). Il suo capitano Clemente Russo, medaglia d’argento a Londra tra i pesi massimi, non ha peli sulla lingua: “Le Wsb sono un ibrido, in ogni caso positivo, perché consentono di mantenere l’accesso alle Olimpiadi e di avere anche un lavoro. Qui combattiamo da professionisti”.

In teoria le World Series of Boxing avevano il compito di far crescere il pugilato dilettantistico, ma da questa stagione i team possono schierare sino a cinque professionisti che non abbiano sostenuto più di 15 incontri in carriera. Cambiano anche i punteggi, come ricorda l’allenatore dei Thunder, Francesco Damiani: “Niente più macchinette segna-punti, e niente più caschetti. Non è vero che il pugilato sta morendo, sta soltanto tornando al passato».

Per le WSb di Assago l’Italia Thunder sarà nel gruppo B con German Eagles, Kazakhstan Arlans, Gran Bretagna, Stati Uniti e Ucraina. L’esordio dei campioni in carica è fissato sabato 17 novembre alle 21 al Forum di Assago contro le Eagles. Le prime due franchigie di ciascun girone ai quarti di finale; poi semifinali e, il 7 aprile, finale a New York.

Oltre a Clemente Russo scenderanno sul ring il bronzo olimpico dei superleggeri Vincenzo Mangiacapre, oltre a Vincenzo Picardi, Vittorio Parrinello e Domenico Valentino. Secondo Russo i più quotati a dare del filo da torcere ai nostri saranno i tedeschi.

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