Le vergogne del calcio all’est

C’è voluto un documento ufficiale della Fifpro, l’organizzazione che rappresenta a livello mondiale i calciatori professionisti, per smascherare una serie di porcherie di cui sono vittime i giocatori che militano nelle squadre di alcuni Paesi dell’Est Europa, segnatamente Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Kazakhstan, Montenegro, Polonia, Russia, Serbia, Slovenia e Ucraina. L’indagine è durata due anni, tra interviste e sondaggi, condotti su 3.357 calciatori cui è stato garantito l’anonimato, per timore di ripercussioni e possibili rappresaglie o violenze. Ne è sortito un Libro nero che sta risvegliando coscienze sopite (da tempo).

Due soli i casi denunciati con nome e cognome dagli interessati. Quello di Adis Stambolija, 28enne centrocampista del Karlovac, Serie A croata. Il giocatore è rimasto senza stipendio per 9 mesi consecutivi. Una sera, visto che il club gli aveva tagliato anche l’affitto dell’appartamento dove viveva, ha dormito nello spogliatoio. “Prima degli allenamenti – scrive – facevamo la conta di quanto avevamo nel portafoglio. Qualche compagno non aveva più di un euro”. Il Karlovac è stata la prima società croata a subire uno sciopero dei propri giocatori.

Peggio è andata a Nikola Nikezic, 29enne attaccante montenegrino, ingaggiato dai russi del Kuban dopo un anno in Francia, a Le Havre. Nel 2010 firma un biennale, ma dopo un anno i dirigenti gli chiedono di risolvere il contratto in anticipo. Nikezic rifiuta e il club gli nega una nuova sistemazione. Convocato in sede, viene picchiato da due energumeni e minacciato con una pistola. Nikezic ha denunciato tutto a Fifa, Uefa e Fifpro.

Il Libro Nero stilato dalla Fifpro evidenzia una serie di problemi, il più consueto dei quali è il salario bassissimo, senza dimenticare che gli stipendi troppo spesso non vengono corrisposti. Il 41,4% degli intervistati non riceve lo stipendio regolarmente. Il 5,5% ne dispone con sei mesi di ritardo, il 2,2% deve aspettare oltre un anno. Nel 92,9% dei casi non lo ricevono regolarmente per problemi finanziari dei club di riferimento.

Molto dipende dai sistemi privi di un contratto collettivo a tutela dei calciatori, quel contratto che esiste da oltre 40 anni in Italia e che manca persino in Belgio, per dire di un calcio evoluto e di matrice occidentale. Nel vuoto normativo succede di tutto, dai compensi in nero ai giocatori che invece di essere assunti dal club diventano dipendenti dell’azienda del presidente (con contratti che prevedono che il dipendente versi i contributi a prescindere dall’erogazione dello stipendio).

C’è poi il problema delle situazioni contrattuali mai tutelate, con giocatori costretti a rescindere il contratto contro la loro volontà o a ridursi “spontaneamente” lo stipendio. Le violenze psicologiche o fisiche segnano l’11,7% dei casi, gli atti di bullismo coinvolgono il 10,2% degli interpellati. Anche gli episodi di razzismo sono frequenti, ma il problema riguarda frange di tifosi, come dappertutto.

Il vero problema sono comunque i tentativi di manipolazione delle partite. Un calciatore in difficoltà finanziarie può essere facilmente avvicinato dalla criminalità. Senza tutela, costretti al silenzio, i calciatori finiscono in trappola: il 12% ammette di aver avuto almeno una richiesta di truccare una partita. Il 25% degli intervistati dichiara di essere a conoscenza di partite accomodate in anticipo nei loro campionati.

Fifa e Uefa ora hanno garantito che cercheranno di tutelare i singoli contratti di lavoro e verificheranno i bilanci delle società. Michel Platini si è speso in più occasioni sui due temi. Le regole saranno inasprite e non saranno più ammesse deroghe. Si pensa anche di istituire dei fondi per garantire i compensi in caso di mancato pagamento degli stipendi. Non solo i club ma anche le federazioni calcistiche coinvolte saranno sanzionati.

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