Azzurri molto Cittadini

Tonga battuta 28-23 ma che fatica. L’Italia ci mette un tempo per mettere in pratica il piano di gioco e rischia qualcosa nel finale, miglior in campo l’enfant du pays Lorenzo Cittadini.

Le consegne per gli azzurri, a naso, dovevano essere queste: contenere nei punti di incontro i tongani, cercare di utilizzare in ruck meno uomini possibili, rubacchiare qualche palla, sfruttare la maggiore organizzazione e – di conseguenza – la superiorità numerica all’esterno. Per farlo, necessario placcare, magari in avanzamento, e non lasciarli mai superare la linea del vantaggio, altrimenti in campo aperto gente del genere quando la fermi.

Ci siamo riusciti solo nel secondo tempo, dove abbiamo dimostrato di saperci ancora fare in mischia chiusa – una meta tecnica con questi colossi fa morale – che la seconda linea d’attacco non è più una chimera e che, palla in mano, abbiamo gente capace di gestirla, soprattutto tra i primi otto, ovvero quelli grandi e grossi.

Per buona parte del match siamo stati attendisti in difesa e timidi in attacco, spesso isolandoci e non garantendo il sostegno adeguato al portatore del pallone. L’Italia è squadra da punti d’incontro, è lì che deve fare la partita. Solo lì possiamo guadagnar metri, fiducia e superiorità numerica, Fuori, ahinoi, la cavalleria leggera è modesta e non ha le caratteristiche per break e cose del genere. Prossimo appuntamento sabato 17 novembre a Roma con gli All Blacks.

Punti positivi
Il nostro numero nove, Tobias Botes, è quel che si dice un “bel giocatorino”. Passaggi tesi, ritmo e, all’occorrenza, un po’ di champagne. È quello che ci vuole per una squadra avara di inventiva come l’Italia. Robert Barbieri non smette di stupire: è ovunque e unico tra gli azzurri ad aver asfaltato un tongano. Burton, dopo il primo errore, ha garantendo punti dalla piazzola, soprattutto nella fase centrale del match, quando le mete non arrivavano. Furno, alla terza uscita da titolare in seconda linea, non ha fatto rimpiangere i compagni di reparto infortunati, Del Fava e Bortolami.

Punti negativi
La difficoltà di entrare in partita, leggerne l’andamento, imporre il piano di gioco. Dobbiamo imparare a mantenere il pallino del match, banalmente perché garantisce più piattaforme di gioco, fasi, palloni. Per un vecchio adagio, chi mantiene il pallone ha più garanzie di successo.

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