Fausto Coppi, 70 anni fa

 

Sono trascorsi esattamente 70 anni. Alle ore 14,12 del 7 novembre 1942, al magico Vigorelli, il cronometrista Ferruccio Massara scandisce i secondi che separano dal via il caporale Fausto Coppi, che tenta l’assalto al record dell’ora, detenuto dal francese Maurice Archambaud. È un sabato.

Sul prato, dove echeggia il crepitio dei bombardamenti, sono in tanti a voler assistere alla sua performance: Emilio Colombo, che è passato a dirigere il Guerino, dopo aver fatto da timoniere per tanti anni alla rosea Gazzetta, il vecchio “manina” Cuniolo e poi l’ex tricolore della velocità Francesco Verri, l’avocatt Eberardo Pavesi, Bolzoni, Cinelli, Della Torre e Zambrini, vale a dire il gotha dell’industria ciclistica di allora.

il “caschetto”

Fausto, allampanato e magro come un chiodo, indossa la vecchia maglia della Legnano, a 5 tasche, con la quale, due anni prima ha vinto, appena ventenne, il suo primo Giro d’Italia. In testa ha un pesante casco di 600 grammi, pieno di feltro pressato. La sua bici speciale, che porta la firma dell’artigiano Ugo Bianchi, ha le pedivelle di 171 millimetri, un 52X15 e gomme da 120 grammi.

La giornata è tiepida e un timido sole fa capolino. La bonaccia è la condizione ideale per fare qualcosa di buono. Silenzio assoluto. Si ode soltanto il fruscio delle ruote. Dopo mezzora Fausto ha una sessantina di metri di ritardo su Archambaud. Il futuro campionissimo non dà alcun peso alla segnalazione e rilancia la velocità.

Anteo Carapezzi, direttore del velodromo milanese e padre di Adone, indimenticato radiocronista e compagno di avventura e di gioco del grande Beppe Viola, con un suono di campana comunica a Fausto che lo svantaggio sta scemando. Coppi non perde un colpo. Insiste. Gli sembra di essere in bici da un’eternità.

Il pubblico lo incita, mentre quei rintocchi diventano ossessivi. Ottantunesimo giro. E’ pari col francese. Quasi d’incanto, dopo una brevissima flessione, eccolo ritrovare nuove energie. Tornata numero 107. Tre, quattro metri di vantaggio. Il contagiri segna 8 alla fine. Lo sforzo diventa intenso, spasmodico. Fausto sa di potercela fare. Mulina la pedaliera come un ossesso, in apnea. Verri, euforico, con due dita della mano gli fa segno che ormai è finita. Ha percorso 31 metri in più del francese. Il nuovo primatista dell’ora è lui. Peccato che debba subito ritornare in caserma, al 38° fanteria.

Sul prato le tout cyclisme, compreso “el Colomb”, che lo ha regolarmente scoperto al Giro del Piemonte – scrive Gianni Brera –: Il vecchio Anteo Carapezzi ha la tabella di Archambaud in una mano e nell’altra il batacchio della campana: quando scade il tempo del giro, secondo la tabella record, Anteo dà la scampanellata. È quasi sempre in vantaggio. Quando scade l’ora tutti corrono ad abbracciarlo: potrebbe seguitare fino ai 50 Km e conquistare un altro record. Niente. Le tout cyclisme gli salta addosso. Vittoria. Sei un dio”.

 

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