Calcio, i razzisti inglesi non la fanno franca

Da noi le cineteche delle forze dell’ordine hanno ore di filmati relativi a episodi di razzismo sugli spalti, ma i Daspo (provvedimento minimo, quello che allontana certi soggetti dallo stadio) non fioccano come dovrebbero perché il reato è di difficile applicazione. Da noi la legge fa riferimento al razzismo verbale seguito da violenza, ogni altro atteggiamento si configura come un’opinione e per questo non è perseguibile.

In Inghilterra funziona diversamente, basta un fotogramma di un idiota che improvvisa il gesto della scimmia nei confronti di Danny Welbeck, calciatore di origine ghanese in forza al Manchester United, durante la gara di Coppa di Lega della scorsa settimana contro il Chelsea, perché scattino le indagini e si arrivi all’arresto di chi se ne è reso interprete.

Il giovanotto si chiama Gavin Kirkham, ha 28 anni ed è ora custodito in un commissariato della zona ovest di Londra. La polizia ha comunicato che è stato arrestato con l’accusa di “reato razziale aggravato”.

Proseguono intanto le indagini nei confronti dell’arbitro Mark Clattenburg, accusato dai Blues di aver rivolto insulti razzisti nei confronti di Obi Mikel, centrocampista del Chelsea, nel corso della sfida di Premier League giocata dai Blues contro il Manchester United, tre giorni prima della sfida di Coppa in cui si è verificato l’episodio d’intemperanza razziale.

Per ora l’arbitro Clattenburg rimane sospeso e non verrà impiegato nel prossimo turno di campionato. Proseguono le indagini sul suo conto, per verificarne i comportamenti in campo, visto che l’addebito che gli viene mosso risulta essere il primo. Ma nulla esclude casi precedenti mai emersi in quanto mai denunciati.

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