Lo sport, i bambini e la crisi

Dicono che i bambini di oggi siano per la maggior parte in sovrappeso.

Dicono anche che siano pigri e che le varie forme di intrattenimento che gli offriamo siano causa della loro sedentarietà e della loro tendenza alla pingue(tu)dine.

Dicono che oggi ci sia la crisi, una crisi rognosa, pesante, che attacca economia, sistemi produttivi e umori.

Dicono che oggi in casa siano necessari due stipendi perché “altrimenti non si arriva a fine mese”.

Dicono che ci si provi, nei ritagli di tempo e con una serie di sensi di colpa striscianti o meno, a organizzare la vita sportiva dei  propri figli.

Perché lo sport è educazione, perché allo sport si deve essere iniziati ed “educati”.
Perché lo sport equivale alla scuola: è una palestra per il corpo e per lo spirito.
Si impara la disciplina, si imparano il successo, le cadute, i dolori, il sacrificio.
Ci si diverte, ci si muove, si bruciano le tanto vituperate calorie, ci si costruisce il fisico e pure l’anima.
Si impara a vivere con gli altri, a competere con gli altri.

Ma ahimè, in tempo di crisi lo sport costa, uh quanto mi costa.

Mi sono imbattutta in una ricerca senza sosta per tutto il mese di settembre. A Milano.
Tante discipline, tanti tentativi, ipotesi, conti portafoglio alla mano, per vagliare cosa si confacesse meglio a un maschio treenne mediamente vivace e incline alla logorrea e alla sua sorellina duenne, selvaggia e indomabile.

Il primo pensiero si è rivolto al nuoto. Perché la piscina è un must, una sorta di dovere morale al quale tutti noi siamo stati sottoposti e che, per la famosa ruota che gira, ora tocca ai nostri figli.

Provo a contattare una piscina privata: a metà settembre i corsi sono già quasi al completo, pochi posti disponibili per il fine settimana, unico ritaglio di tempo per genitori lavoratori.

Corso annuale (settembre – giugno): prezzo: € 600 a bambino ….ma sulla seconda iscrizione avrei goduto di un vantaggiosissimo 10% di sconto.

PISCINA PRIVATA: tot € 1140

 

Opto allora per la piscina pubblica.Stesso discorso circa i giorni e gli orari, prezzi decisamente più accessibili: Corso annuale (settembre – giugno): prezzo €310 per il grande + €220 per la piccola.

PISCINA PUBBLICA: tot € 530

Decido di approfondire e trovare qualche alternativa:

Ginnastica: niente da fare. Bimbi troppo piccoli anche solo per un avviamento all’attività.
Pattinaggio: a 200 € a quadrimestre ce la caviamo, ovviamente da moltiplicare per due (tot 800€ per tutto l’anno!)

Allora mi dico che forse, tralasciando piscina e pattinaggio, questo inverno potrò pensare di mettere almeno il grande sugli sci. Ma anche per quello, il conto che mi si presenta, non è proprio alla mano:
Noleggio attrezzatura: € 60
Maestro: € 20 al giorno per 5 giorni  (100€)
Sky Pass: € 11 (3 ore di sci al giorno sono sufficienti per i 5 giorni di permanenza = 55€)
Tot. : € 205 per 5 giorni di attività

….che lo sport sia diventato qualcosa di elitario, il cui accesso prevede grosse barriere all’ingresso?

O forse è sempre stato così e quindi appannaggio di quei pochi, soprattutto oggi, che hanno mamme che fanno da taxi e infinite possibilità economiche?
Anche perché, sulle spalle delle mamme lavoratrici pesa un’altra voce di bilancio familiare non indifferente: la baby sitter che deve scarrozzare i pupi dall’asilo alla piscina per poi portarli a casa.

Patisco nel pensare alla mia infanzia divisa tra tante discipline diverse e quella dei miei figli che vedranno le attività ridotte all’osso per limiti di tempo e di denaro.

Mentre vaglio tutte le possibilità cercando valide alternative e dribblando gli immancabili sensi di colpa, penso che forse, a 2 o 3 anni si può anche solo giocare.
Perché a quell’età giocare equivale a lavorare.

E allora….un bel prato al parco, una corsa a perdifiato dietro un pallone, un bel giro in bicicletta o triciclo, qualche discesa col bob in montagna e un sacco di pupazzi di neve…e il gioco è fatto!

Almeno per questa stagione ce la siamo cavata!!

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