Ciclocross, il cuore nel fango

Immaginate un campo arato, però di fango, con solchi profondi che si incrociano e si soprappongono l’uno all’altro. Ora racchiudetelo in un circuito stretto e rognoso, con curve a U, salite da tirar moccoli e discese da paura. Fatelo percorrere in bicicletta – qualche pazzo lo trovate, specie tra Belgio e Olanda – e otterrete quella splendida fatica che si chiama ciclocross.

Che siano i campionati europei di Ipswich, oppure il Superprestige Zonhoven, o anche il Koppenbergcross - tutte corse che si sono disputate in questi giorni – poco cambia: il fango, la fatica e le imprecazioni sono sempre le stesse.

E non sai nemmeno se è meglio che piova oppure no: a Zonhoven, Belgio, seconda prova del Superprestige, non è piovuto e i solchi di fango indurito direzionavano pericolosamente le bici, specie in discesa, specie quelle di chi è finito a terra come Pauwels, caduto quand’era in fuga. Ha chiuso solo quarto.

Meglio allora i tratti in cui il fango era palta, molliccia, soprattutto i tratti in salita, dove i corridori correvano ma a piedi, con la bici in spalla e il fango alle caviglie. E mentre correvano salivano, e salendo affondavano, e affondando smoccolavano; e facendo questo tutto insieme, di sicuro si divertivano. Il finale è stato all’altezza del resto della corsa, con Nys e Albert che sprintavano spalla a spalla, cioè che si davano spallate mentre tiravano la bici a mano, e con la bocca mangiavano il fango.

Del resto i due, campione del Belgio e campione del mondo, erano arrivati in fondo assieme anche qualche giorno prima, al Koppenbergcross, che poi è la salita del Fiandre col contorno di palta e fatica, e non è poco. Lì Nys era arrivato davanti vincendo il suo ottavo Koppenbergcross su nove disputati: più che meritato anche per lui il soprannome di “cannibale” anche se di nome non fa Eddy. Nys si chiama Sven.

Il resto della classifica vedeva sette tra belgi e olandesi nei primi dieci, a conferma del fatto che questa gente considera la pioggia e le sue conseguenze come il pane quotidiano. Successo a mani basse di Mathieu Van der Poel agli Europei di Ipswich categoria juniores e dell’altro olandese Mike Teunissen negli under 23. Teunissen ha battuto allo sprint il connazionale Van Kessel. Insomma, tutta roba loro.

E tutto questo con il contorno di gente che sbraita, beve e si sbraccia per tutto il tempo, dieci giri o giù di lì, come fosse una partita di rugby in collina, ma con giocatori e pubblico molto più vicini.

Da qualche parte però ci siamo anche noi: Gioele Bertolini è sesto nella gara di Van der Poel e Franzoi vince in Svizzera una gara di C2 con Elia Silvestri terzo e Marco Ponta quinto. Meritano uno sguardo anche i giovanissimi, allievi e juniores, maschili e femminili: se non altro perché per loro il fango è sempre tosto ma le gambe non ancora. Si sono dati da fare sulla Montagnetta di  Sirone, in provincia di Lecco, per il Trofeo Comitato Regionale Lombardia organizzato dall’U.S. Arconese e la Sirone Bike. Spingevano che era un piacere, senza la mamma che diceva loro di non sporcarsi.

Insomma c’è stato fango, fatica e gloria un po’ per tutti, e pensare che il divertimento è appena cominciato: la settimana prossima c’è un’altra tappa del Superprestige, poi le sei prove del Giro d’Italia, quelle della Coppa del Mondo e del BpostBanktrofee; tutte  ad incrociarsi l’una con l’altra come fossero solchi di fango di un circuito di ciclocross.

Speriamo che piova.

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