Cinesi di nickname

Cinesi di soprannome. E di faccia. Entrambi con gli occhi a mandorla. In ordine di età e per rispetto di chi non c’è più, un calciatore di nome Sidney Colonia Cunha, per tutti Cinesinho. Lo ricordo, quando ero bambino, con la maglia rossoblu del Catania. La sua era una delle figurine Panini più gettonate. Approdò in Italia dal Brasile nel 1962, acquistato dal neo promosso Modena. Il Palmeiras, con i soldi incassati, acquistò un’intera squadra. L’anno successivo rieccolo comparire nell’album Panini.

Viso paffuto, occhi a mandorla. Mai un sorriso. La maglia è quella appunto del Catania di Di Bella. Una mezzala sinistra che fa segnare. Due campionati nella formazione isolana e poi via, a risalire lo stivale per entrare alla corte bianconera degli Agnelli. Il grande Sivori fa le valigie e Heriberto Herrera, assertore del “movimento”, lo sostituisce con Cinesinho.

Memorabile resta il suo gol su punizione dalla bandierina, che sorprende l’intera retroguardia partenopea, nel campionato 1966-67 vinto dalla Juve. Due anni a Torino e poi altro trasferimento a Vicenza. La sua data di nascita controversa ha fatto discutere. Nell’album Panini e negli almanacchi del calcio compare sempre quella del 28 giugno 1935, mentre lui ha sempre sostenuto di essere nato il 1° gennaio 1935.

Dopo una breve carriera da allenatore è tornato in Italia, col suo primo amore, il Modena appunto, allenando i giovanissimi (1995), tra cui spiccava un promettente bambino a nome Luca Toni. E’ mancato il 16 aprile dell’anno scorso, dopo una lunga malattia. L’Alzheimer lo aveva consumato.

Un altro cinese di nome e di occhi è stato il ciclista Franco Balma Mion. Torinese di Nole, ha preferito per comodità scrivere il suo cognome tutto attaccato, Balmamion. Cinque anni di differenza tra lui e Cinesinho. Vinse due Giri (1962 e ’63) senza mai aggiudicarsi una tappa. Parlava pochissimo. Nelle fughe decisive te lo ritrovavi sempre e per questo, alla fine, la maglia rosa era sua. Lo ricordo in maglia bianconera della Carpano, negli anni in cui io il mio mondo (Juve, Sivori, TV e molte altre cose) era bianconero. In squadra con lui c’erano altri piemontesi: Defilippis, Conterno, Ziilioli.

Nel 1967 lo ricordo in maglia tricolore e poi terzo, primo degli italiani a quel Tour in cui tutti aspettavano Gimondi, intenzionato a realizzare la grande accoppiata Giro-Tour. Quando si giocava con le biglie al mare o anche in cortile, mi volevano sempre affibbiare Balmamion, ma a me quel nome e quella faccia non sono mai piaciuti. Preferivo Chiodini, Cestari, Cribiori e su tutti lo sfortunato e tenero Massignan, che bucò a pochi chilometri dal Gavia e fu l’unico, in una memorabile edizione del Giro di Lombardia, a non scendere di bici sul terribile muro di Sormano.

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