Bambini ciccioni, lesson three

Ieri torno a casa da scuola e vedo mia mamma che armeggia nella dispensa: un braccio aggrappato all’antina, i piedi che sporgono, il resto del corpo perso dentro il grande mobile che contiene tutti i beni di prima necessità. Mi avvicino e vedo che sulla sua destra c’è un grosso scatolone di cartone, in cui ha già posizionato con cura una serie di vasetti e pacchetti.

Non posso non notare che alcune delle mie merendine, compagne di pomeriggi in cui sono sempre in dubbio se studiare ancora un po’ o uscire con gli amici, sono ben stipate nello scatolone.

“Avevo proprio voglia di mangiarmene una… me la tengo fuori come dolcetto dopo pranzo!”.

Mamma si alza e mi guarda come se avessi bestemmiato davanti a lei.

“Non ci provare! Tutta quella robaccia lì finisce dritta in pattumiera!” – e ancora – “È solo veleno, e io non permetterò più che la mia famiglia si avveleni!”.

Rido. Per alcuni attimi. Poi capisco che è seria.

Mentre la vedo riprendere la sua attività di pulizia e riporre nello scatolone anche il supermegavaso di Nutella che sono riuscito a farmi comprare da mio padre all’Autogril poco meno di un mese fa mi scende una lacrima: sono attonito e silenzioso!

Ho visto nei suoi occhi quello sguardo inconfondibile, tipico delle volte in cui lei prende una decisione e non la smuove più nessuno.

Quelle volte che vado a parlarne con papà e lui mi da ragione, ma poi chiude il discorso dicendo che lui non ha voglia di litigare per una cosa così, e che a me non conviene di certo, visto che perderei di sicuro e alla fine probabilmente mi beccherei pure una punizione, visto che la mia indole irascibile avrebbe senza dubbio il sopravvento.

Mi dirigo in camera mia a testa bassa.

Poi ho un lampo di genio: almeno queste che ancora sono in casa posso trovare il modo di recuperarle, mi basterà controllare in quale sacco andranno buttate, e poi recuperarlo in un momento in cui sarò sicuro di non essere visto.

Con un bel sorriso stampato in viso mi dirigo silenzioso verso la cucina, dove mamma ha appena finito di armeggiare; già ho l’acquolina al pensiero della merendina strapiena di cioccolato che divorerò prima di pranzo, così per farle un dispetto di cui non verrà mai a conoscenza…

In pochi attimi il mio sorriso si trasforma in agghiacciante smorfia di terrore, per non essermi ancora reso conto di quanto mia madre sia diabolica, sebbene nella sua testa stia facendo qualcosa di buono e che forse ci salverà la vita.

Sta aprendo una ad una tutte le merendine.

Butta la merendina nel sacchetto dell’umido, la plastica esterna nel sacchetto della plastica e la carta di mezzo nel sacchetto nero, visto che è uno di quei materiali misti che probabilmente non si può riciclare… Diabolica e precisa!

Non contenta, si dirige in bagno a svuotare il succitato vaso nel water, dopodiché lo ripone nella lavastoviglie, dove verrà accuratamente lavato prima di finire nel secchio dei vetri.

Testa bassa. Penso solo che non c’è via di scampo.

Ho dodici anni, ma devo trovarmi un lavoro, la paghetta non può bastarmi per soddisfare il mio bisogno di schifezze dolci e piene di conservanti e coloranti inutili…

Sarà… ma sono troppo buone…!!!

Gianluca

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