Bicicletta, amore nostro

Cara bicicletta, peccato che non ci siano più i cantori e i poeti di un tempo, che ti dedicavano interi libri. Penso ad Alfredo Oriani, a Olindo Guerrini e a Renato Serra.

Per loro eri una “creatura” soprannaturale. Per te andavano in estasi.

Hai ispirato numerosi scrittori e poeti, che ti hanno esaltata. Tutti smaniavano per avere una bicicletta. Allora non eri così prolifica e, per chi riusciva a conquistarti, rappresentavi un autentico lusso.

Quanti atti d’amore, quanti inni, quante declamazioni…

Ludovico Ariosto, se ti avesse conosciuto, non avrebbe mancato di darti un paio di ali, anche se non ne hai mai avuto bisogno, perché sai volare e librarti come soltanto le aquile e gli aironi.

In Romagna, in una celebre gran fondo, a metà percorso ci si inerpica lungo una strada stretta che sembra un sentiero. La vegetazione si infittisce, l’aria entra nei polmoni pura e tersa. Lo sguardo fissa un cartello sul ciglio della strada, dove sta scritto: “benvenuti nella strada dei poeti”. E allora il ricordo di Oriani, Pascoli, Stecchetti, Serra, Campana si fa più nitido.

Pensate, tutti voi, cosa avrebbero scritto Victor Hugo ed Emile Zola, grandi innamorati della neonata bicicletta.

Quali emozioni avrebbe dato loro il pedalare lungo i costoni di queste strade silenti e romantiche, dove la poesia accarezza il cuore e spinge a pedalare con maggior vigore.

È proprio vero, la bicicletta è poesia. Non è soltanto narrativa. Il racconto di un viaggio, di una escursione, di una nuova scoperta si può trasformare in poesia.

Un lirismo magico e speciale, tutto proteso verso le intime sensazioni dell’anima.

Lassù, in cima, ci si ferma per il ristoro. Solo in parte fisico. Ci si nutre di spirito, di quello che pervade per intero il corpo, immerso in un luogo immaginario.

Noi e la nostra inseparabile compagna di viaggio.. e di vita.

Noi e la bici: un binomio inscindibile al centro di uno scenario fantastico…

Noi e la bici, avvolti da un azzurro intenso. Il sole è una palla di fuoco sempre più vicina, che scalda e risplende, illuminando il cammino.

È arrivato il momento di scendere a valle. Buttiamo lo sguardo laggiù e lo scenario che si presenta muta ancora una volta, i colori sono diversi, la vegetazione, le piante, gli animali, l’aria che respiriamo ha un altro sapore.

Ci gettiamo a capofitto e ci lasciamo trascinare dalla bicicletta, che sfreccia come una scheggia impazzita. Prima di una curva accarezziamo i freni, poi pennelliamo la svolta come un artista è solito fare con la sua tela.

I colori mutano in continuazione, pedaliamo dentro un caleidoscopio, la discesa non termina mai.

Si sale e si scende, come nella vita.

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