L’ambizione al Coni non è una malattia

Il lancio dell’Ansa risale alle 13.20 e riguarda la presentazione dei tre test match di novembre in cui sarà impegnata la nazionale di rugby. Al consueto festival di chiacchiere (romane) sono presenti il neopresidente Fir Alfredo Gavazzi e il segretario generale del Coni Raffaele (Lello) Pagnozzi. Tocca a quest’ultimo pronunciare la frase fatidica: ”Tutto ciò che è ambizioso merita l’attenzione del Coni: per questo sosterremo il progetto di ospitare la Coppa del mondo di rugby del 2023”.

Di ambizioni Pagnozzi se ne intende, visto che il momentaneo segretario generale del Coni vestirà da gennaio altri panni. Più ambiti, più prestigiosi. Alla prossima tornata – nel quadriennio 2013-2016 – lo chiameremo presidente.

La tradizione dei segretari generali che diventano presidenti del Coni la inaugurò Mario Pescante, il primo cui fu concesso il privilegio, diciamo così, di permanere in altro ruolo alla guida dell’ente quando ci fu necessità di avvicendare Giulio Onesti, dopo oltre trent’anni di onorata conduzione. Onesti, per quelli che non erano al mondo, era arrivato al Coni senza ambizioni, chiamato nel 1944 nel ruolo di commissario liquidatore. Con un colpo di genio si fece eleggere presidente nel 1946 e ci rimase, senza ambizioni, sino al 1978.

Gli successe un gentleman milanista come Franco Carraro il cui curriculum è naturalmente senza ambizioni: giovanissimo presidente della Federazione Sci Nautico, di cui era stato campione negli anni Cinquanta, aveva subito il passaggio obbligato alla presidenza della Federcalcio (dal 1976 al 1978) prima di ambire alla poltrona più rilevante, quella del Coni.

Oggi Franco Carraro, altrimenti noto come Sua Longevità (sportiva), è soltanto membro del Cio.

Piccolo particolare che molti non conoscono: chi è addentro ai meccanismi delle federazioni sa come allungarsi la vita gestendo al meglio i voti, in casa propria e in casa Coni. Così da garantire elezioni e rielezioni. L’unico problema alle ambizioni lo ha creato il doppio mandato: prima o poi ti mandano a casa, ragione per cui un altro senza ambizioni, Gianni Petrucci, a gennaio retrocederà nel ruolo di presidente della Federbasket, che ha peraltro già ricoperto.

La nostra timida domanda, fuori da ogni ambizione, è la seguente: che cosa dovrebbe dire il segretario del Coni, in pectore suo prossimo presidente, quando il presidente della Fir annuncia la candidatura italiana all’organizzazione dei Mondiali di rugby: “non è nelle nostre ambizioni?”.

Perbacco, lo è e va detto con voce chiara e forte. Ambiziosa.

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