19.100 chilometri in 239 giorni

Onore e merito a Battista Marchesi, “Tista” per i suoi cari, bergamasco di Sedrina, 70 anni compiuti il 26 aprile, un fenomeno di tenacia, capace in mattinata di concludere la sua sfida dopo 239 giorni di corsa a piedi su e giù per la Bergamasca, con una capatina ai 3.200 metri di altitudine, giusto per percorrere il sentiero dei fiori fino ai ponti tibetani (gruppo dell’Adamello) per poi affrontare il circuito tra il quartier generale posto all’hotel Lovere e Montisola, ripetuto fino allo sfinimento. Il tutto in compagnia delle sue scarpette (le Solomon RX, molto resistenti) e con l’assistenza di due fisioterapisti di fiducia, Davide Gaioni e Gillis Yoshua, quest’ultimo un americano. Un solo sponsor per lui, territoriale, la Edilmac di Gorle.

Battista Marchesi, fior di podista, ha centrato oggi il suo obiettivo: superare il record detenuto dal francese Serge Girard che nel 2005 seppe percorrere in 270 giorni i 19.100 chilometri che separano Parigi da Tokyo. Media del francese, allora 45enne, 73 chilometri al giorno; media di Marchesi – dal 4 marzo a stamane – 80 chilometri al giorno, visto che lui ha impiegato 31 giorni  in meno per coprire la distanza.

Va detto che Marchesi ha coronato il sorpasso al primato di Girard al quarto tentativo. I primi tre sono stati vanificati dalla cattiva sorte: nel 2009 una frana lo colse alle 5 di un mattino, fu letteralmente sommerso dai sassi; nel 2010 patì una tendinite; lo scorso anno un’aggressione notturna di due balordi che gli procurarono un trauma cranico e la frattura di alcune costole costringendolo alla resa. Stavolta, a parte un paio di giorni di febbre l’estate scorsa, nessun guaio muscolare anche se, per sua stessa ammissione, le ultime quattro settimane sono state durissime. Soprattutto per il dolore a spalle e braccia, come se corresse con quelle.

L’alimentazione negli otto mesi del tentativo si è basata su panini (con salame, bresaola, speck, miele e marmellata) preparati dalla moglie e riposti nel marsupio per essere consumati strada facendo. La sera pasta e carne a piacimento, per un totale stimato di 4.500/5.000 calorie al giorno. Nella borraccia acqua di rubinetto, d’estate avrà consumato una decina di bustine di sali minerali, giusto per contrastare il caldo. Tutto qui, per la disperazione dei ricercatori dell’Università di Verona che cercavano, invano, di fargli assumere alcuni integratori. Leciti, naturalmente.

L’avventura podistica di Marchesi muove da lontano: la prima impresa del portacolori dei Runners Bergamo, già detentore in passato del primato nel Giro delle Orobie, è datata 2005, quando percorse i 4.028 chilometri da Sedrina a Capo Nord; poi nel 2006 il “coast to coast” da Miami a Portland, coprendo i 5.500 chilometri del tragitto statunitense alla sua media preferita, 80 chilometri al giorno. Negli Usa lo ricordano ancora i camionisti e gli autisti di pullmann, nonché i poliziotti incrociati lungo quel percorso, spesso affrontato a lato delle freeways. Poi Battista si è concesso un anno di relativa pausa, solo il suo personalissimo Giro dItalia, stavolta con razioni giornaliere aumentate: 85 chilometri al giorno per un totale di 6.500.

Da giovane Marchesi ha fatto un po’ di calcio dilettantistico, portiere nella Brembillese, a 5 km da Sedrina dov’è nato e risiede, mentre già lavorava da tornitore, poi a 22 anni ha iniziato a correre, sia su strada sia in montagna, oltre a praticare lo sci di fondo. In fabbrica ha lavorato prima alle Officine Meccaniche di Almè poi all’Italcementi, in entrambi i casi nel ruolo di jolly, abile riparatore di qualsiasi macchinario, ma anche autista di camion.

Da quando è pensionato dà una mano ai figli che hanno due bar-caffetterie, una a Seriate l’altra a Dalmine. Proprio in quest’ultima si adopera, quando non è impegnato con le sue “mattate” (copyright dei figli Roberto e Filippo) dalle 5 del mattino e sino alle 2 del pomeriggio. Spesso a Dalmine di mattino prestissimo ci andava a piedi, anzi di corsa. In fondo cosa sono 20 chilometri per uno che ne fa abitualmente 80?

Con i primati il conto è chiuso. Lo ha detto alla gente che lo applaudiva stamane, a fatica conclusa. Ora vorrebbe dedicarsi ai quattro nipotini e ai suoi cari, ma sarà difficile farlo stare fermo. Non è il tipo.

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