Vi dice qualcosa Carrascosa?

La vicenda, tutta argentina, risale al 1978 e coinvolge tre persone: Videla, Menotti e Carrascosa. Da noi è una storia poco nota, o ignorata. Per questo ne accenniamo a chi non c’era e a chi, poco opportunamente, si era distratto. Vediamo i protagonisti: il primo è Jorge Rafael Videla, presidente argentino (e dittatore) dal 1976 al 1981, un militare che ha fatto solo del male al suo Paese. Il secondo è Cesar Luis Menotti, detto El Flaco (magro), allenatore della “Celeste” con cui vincerà il Mondiale del 1978, Il terzo, meno noto, è Jorge Carrascosa, terzino sinistro dell’Huracan ma soprattutto designato capitano dell’Argentina per quel Mondiale che si giocava in casa. Carrascosa non è un fuoriclasse ma è un difensore di grande temperamento, non a caso chiamato El Lobo (il lupo).

Alla vigilia del Mondiale Carrascosa decide di non scendere in campo perché, sono sue parole, “prima viene l’uomo, poi la professione”. El Lobo non giocò quel Mondiale perché non voleva indossare una maglia sporca di sangue; molto probabilmente non trovava nulla per cui valesse la pena esultare in quell’Argentina di persone scomparse, baffi misurati, piazze, madri de Mayo. Decise che c’era una linea immaginaria – il Monumental di Buenos Aires,la Escuelade Mecanica dela Armada, tristemente famosa come centro di detenzione e di tortura delle persone non gradite al regime – che non si poteva, non si doveva oltrepassare.

Alla vigilia degli Europei di calcio in Ucraina, dove un regime non dimentica di esserlo negando la parola agli oppositori, Carrascosa vale un minuto per ricordare.

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