Ferrari, né demone né santo

Michele Ferrari, considerato il “demone del doping” è uscito ieri allo scoperto, rilasciando un’intervista a un collega e amico del “Carlino”, Stefano Lolli. Una chiacchierata che stesso medico ferrarese chiude così: “Bullshit”. Per chi conosce l’inglese significa idiozie, stupidaggini. O meglio ancora stronzate, cazzate.

Le accuse lanciate a Armstrong, a suo dire, non si basano su uno straccio di prova, ma soltanto su testimonianze infondate.

Non voglio fare il giudice e non credo di avere nessuna pietra da scagliare. Conosco Ferrari per averlo intervistato venti e più anni or sono. Sono tornato da lui più di recente per una visita di idoneità. Non mi ha certo parlato di “aiutini” o pozioni magiche. Mi ha detto che potevo fare ciclismo agonistico amatoriale e ha creduto opportuno darmi alcuni suggerimenti, compilando una tabella di allenamento che ho cestinato perché per me la bicicletta continua ad essere uno scrigno di sensazioni, emozioni, sogni, e non sforzo massimale.

Con questo non voglio assolvere l’operato di Ferrari ma neanche mi sento di metterlo alla gogna. Nel nostro Paese e non solo, siamo abituati a santificare o a condannare gli altri. Nella scuola elementare dei miei tempi la maestra, quando doveva assentarsi, chiamava uno dei suoi scolari di fiducia intimandogli di scrivere sulla lavagna i buoni e i cattivi.

Oggi non molto è cambiato: da una parte gli stregoni e dall’altra gli scienziati.

Non  c’è mai una via di mezzo. E allora, mi chiedo, chi sono i dèmoni e chi i santi? Siamo sicuri che gli atleti siano tutti ingenui e quindi innocenti? Quando ci sono di mezzo i soldi siamo tutti pronti a farci in quattro per prendere o pretendere la nostra parte.

Credo che occorra fare un passo indietro e ripartire a bocce ferme. Da dove? Dalla scuola, dai ragazzi, che si trovano circondati da questo casino infinito, in cui accusati e accusatori, colpevoli e innocenti vengono quotidianamente messi a confronto. Sulla vicenda di Armstrong è stato scritto e detto tutto e il contrari di tutto.

Qualcuno lo definisce il più colossale imbroglio della storia dello sport.

Anche questa è la solita frase ad effetto. E la politica? Siamo sicuri che non c’entri nulla? Dicono addirittura che Lance fosse destinato a diventare il Governatore del Texas e che qualcuno, vedendosi messo in ombra dall’ingombrante presenza dell’ex- ciclista, abbia cominciato a stuzzicare l’Usada, l’agenzia americana che si occupa di doping. Dove sta la verità? I saggi dicono che sta sempre nel mezzo.

Una cosa è certa: Lance Armstrong avrebbe fatto molto meglio a starsene tranquillo, dopo aver conquistato gloria e milioni di dollari. E invece? Non pago, ha pensato bene di rimettersi in gioco e tornare alle corse.

Leggi anche:

Non ho piedi ma impronte
Nuovo proverbio: chi ha sbagliato pagherà
In una sola parola – StorieDiVeroSport
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: